CONTESTO NEBULOSO, NON SI ESCLUDE L’IPOTESI-RAPINA
di Claudio Cordova
L’unica pista che gli inquirenti sembrano aver escluso completamente è quella mafiosa. Le modalità con le quali, ieri, è stato assassinato Pietro Logoteta, classe 1939, non appartengono al clichè tipico del genere. E’ comunque mistero sulla morte del sindacalista, trovato in una pozza di sangue, all’interno degli uffici della Federazione Nazionale Agricoltura, in via Cardinale Portanova, a pochi metri di distanza da Palazzo Campanella, sede del Consiglio Regionale della Calabria. Una tragedia consumatasi nel giro di pochi minuti, secondo la testimonianza di un collaboratore della vittima, che, rientrando in ufficio, trovata la porta d’ingresso sbarrata, ha avvertito subito i Vigili del Fuoco.
E’, dunque, un omicidio misterioso, anomalo, per le dinamiche, soprattutto, anche se, in questo momento, nel puzzle che gli investigatori stanno cercando di comporre mancano parecchi tasselli per arrivare alla persona che ha ucciso, con una serie ancora imprecisata di colpi alla testa, il Logoteta; l’arma del delitto, innanzitutto: le ferite sul capo dell’uomo non possono essere state inferte con le mani nude, ma, d’altra parte, all’interno dell’ufficio dove si è consumata la tragedia non è stato ritrovato alcun oggetto “sospetto” che potrebbe essere servito per il massacro.
Pietro Logoteta, secondo le testimonianze dei numerosi parenti accorsi sul luogo del delitto, era un lavoratore, una persona perbene, lontano da interessi pericolosi che, eventualmente, potrebbero essere la causa del suo omicidio.
Gli uomini della Polizia di Stato, intervenuti sul posto insieme al magistrato di turno, Carmela Squicciarini, devono, inoltre, chiarire il movente dell’omicidio: al primo piano del palazzotto in via Cardinale Portanova, infatti, la cassaforte è aperta, aperta con le chiavi che solitamente Logoteta portava in tasca, particolare, quest’ultimo, che impone di non escludere l’ipotesi di una rapina degenerata in tragedia. Non è l’unica pista, comunque: la sede della FNA non è un luogo particolarmente appetibile dal punto di vista criminale, a meno che l’omicida non sapesse della presenza di grosse quantità di denaro e/o di documenti importanti all’interno della cassetta di sicurezza, proprio per questo sarà fondamentale indagare nei rapporti lavorativi e familiari dell’uomo.
Un quadro nebuloso che i rilievi effettuati sulla scena del crimine potranno chiarire solo in parte: gli investigatori dovranno affidarsi soprattutto al proprio fiuto, seguendo ogni traccia che l’assassino potrebbe aver lasciato. Come quella scia di sangue che si dipana in un vicolo alle spalle della sede di Confsal agricoltura: una scia che potrebbe portare nella tana del carnefice di Pietro Logoteta.




