Un incontro per fare il punto della situazione e presentare meglio ai colleghi “Amica”, l’associazione medici di Continuità Assistenziale, quello che si è tenuto ieri pomeriggio all’Ordine dei Medici e al quale ha partecipato anche il presidente Veneziano. Tra il pubblico una folta rappresentativa dei medici di Palmi e dei sindacati del settore che hanno chiesto ad Amica di farsi mediatrice delle esigenze delle rappresentanze Nato dall’omonimo ente leccese, Amica si propone come punto di riferimento a Reggio, ma anche a Locri, Vibo e Catanzaro per le figure professionali del settore, meglio conosciute come Guardie Mediche. “Un’attività lavorativa difficile e problematica sul territorio” – per i promotori dell’iniziativa – e per la quale non si intravedono, al momento schiarite all’orizzonte”. Un tempo svolgere la guardia medica era il primo sbocco lavorativo dei giovani laureati in medicina, in attesa di un incarico nelle strutture sanitarie territoriali, o come medici di base. “Da almeno 10 anni – però spiegano i dottori Cosimo Accurso e Maria Scopelliti di Amica – la situazione a Reggio è completamente bloccata. Risalgono, infatti alla fine degli anni ’90, le ultime stabilizzazioni degli operatori sanitari di continuità assistenziale, nella medicina dei servizi. Un lasso di tempo, questo, in cui non è stato facile, per noi, neanche capire i motivi per cui l’Unità operativa di medicina generale dell’Asl, non abbia emesso un bando per le cosiddette “zone carenti” della città, aree in cui, cioè per pensionamenti o decessi, viene a decadere il medico di base”. Un fattore, questo, legato ai rapporti tra ottimale e massimale, ovvero il numero dei pazienti minimo e massimo, che secondo la normativa regionale, un medico di base può avere in carico. Cifre che, per Reggio Calabria, dovrebbero basarsi sul rapporto di 1 a 1200, ma che facilmente scivolano a molto di più. “Una scelta, quella di costituire Amica, – aggiungono – che nasce soprattutto dalla volontà di trasparenza nel settore e di promuovere dei correttivi per un contratto di lavoro che risale al 1978 e un rinnovamento dell’accordo collettivo nazionale scaduto nel 2005”. Ma la “precarietà” cui fanno riferimento di portavoci di Amica Calabria, non è solo quella legata alla stabilizzazione. C’è una “provvisorietà” grave anche nelle strutture e nelle dinamiche dello svolgimento della professione, con altrettanto problematiche ricadute sugli utenti. “In città ci sono 4 medici in tutto,ogni notte per le aree di Reggio Nord, Sud e Modena, senza considerare le postazioni “limite” costituite da Gallico, Cataforio e Ravagnese. Su ogni postazione gravita un’utenza di almeno 14.000 persone. I turni da svolgere sono stabiliti in 24 ore settimanali distribuite tra notti e festivi. Le emergenze notturne, molto spesso ci portano a uscire dalla sede che, nella maggior parte dei casi, rimane scoperta, data l’assenza di una figura professionale in più in grado di gestire i casi telefonicamente o deviarli sul 118 quale potrebbe essere una Centrale operativa di Continuità Assistenziale. E a pagarne le spese sono i cittadini di cui quasi sempre siamo costretti ad ascoltare le lamentele, se non a ricevere vere e proprie denunce”. E il tutto per un compenso che si aggira sulle 20, 84 euro lorde l’ora, a cui vanno sottratte la trattenuta Enpam del 5.625%, la ritenuta d’acconto e l’Irpef del 20%, “compenso irrisorio per un professionista, senza contare il non diritto a ferie o ad assenza per malattia”. A cui si aggiunge il rimborso irrisorio di 1 euro ogni litro di carburante utilizzato con il mezzo privato. Nota stonata poi, le strutture assolutamente fatiscenti delle postazioni di “guardia medica”, nonostante le segnalazioni dei sanitari, a cui l’occhio dei reggini, probabilmente è abituato, ma che dicono i portavoce – “ ha generato non poco sdegno tra i pazienti di altre regioni d’Italia che abbiamo assistito per le emergenze”.
Emanuela Martino