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    "Bellu lavuru", 29 su 31 restano in carcere

    Sono 29 su 31 i fermi tramutati in ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico delle persone indagate nell'operazione ''bellu lavuru'', in cui sono coinvolti personaggi di primo piano delle cosche Talia e Vadala', di Bova Marina, e il cartello degli ''africoti'', il cui vertice e' ancora rappresentato da Giuseppe Morabito, detto ''u tiradrittu''. L'intera sezione Gip di Reggio Calabria e' stata chiamata, per due giorni, a valutare le singole posizioni degli indagati, e nel pomeriggio di oggi sono state rese note le decisioni. Nel corso della notte di martedi' scorso, i carabinieri del comando provinciale, diretti dal col. Leonardo Alestra, e coordinati dalla Procura distrettuale, avevano eseguito i provvedimenti di fermo, firmati dal capo della Procura, Giuseppe Pignatone, dall'aggiunto, Salvatore Boemi e dai sostituti Francesco Mollace, Giuseppe Lombardo e Domenico Galletta. Le indagini miravano ad accertare il coinvolgimento della cosche nei lavori per l'ammodernamento della statale 106 dopo che un'intera galleria in costruzione a Palazzi Marina, era collassata a causa della inadeguatezza dei materiali impiegati e imposti da fornitori collegati alla 'ndrangheta. I soli ad avere lasciato il carcere sono Antonino Taormina, 76 anni, che nelle intercettazioni telefoniche ed ambientali viene definito da alcuni indagati come ''posato'', cioe' messo in disparte dall'organizzazione, e Angelo Leo Cilione, 19 anni, di Bova Marina, per insussistenza di prove. (ANSA).