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Messina, Buzzanca aspetta ancora: "Faccio ciò che mi dicono gli avvocati, comunque non lascerò la Città senza Sindaco. E i soldi non c'entrano"

2 Agosto 2010
in Messina
Tempo di lettura: 4 minuti
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 http://www.meteoweb.it/images/buzzanca123.jpg
di Peppe Caridi – Buzzanca
nell’occhio del ciclone: deve decidere cosa fare e dalle sue scelte dipende il futuro del Comune di Messina.

Il Sindaco è rimasto fermo sulla sua posizione: “Vorrebbero che io lasciassi il posto di deputato regionale, dove sto facendo tanto per Messina, e non credo che gli elettori vogliano questo. È chiaro che io opterei per la carica di sindaco perché amo la mia città, ma devo tenere conto di quanto mi dicono gli avvocati e al momento attendo che si svolga tutto l’iter giudiziario e non opterò per nessuno dei due ruoli. Sono però pronto a dimettermi dall’Ars domani stesso se solo i legali dovessero dirmi che la mia difesa personale si potrebbe ritorcere sugli interessi di Messina. La scelta personale è Messina, la scelta politica è Messina,  attendo solo di sapere dallo staff di giuristi che sta seguendo la vicenda se davvero la mia città corre il rischio nel futuro prossimo di andare incontro a un periodo di commissariamento o se, invece, come molti pensano, sia tutta una montatura. Ma, lo ripeto, per me fare il sindaco di Messina è molto più importante che assolvere al ruolo di deputato, nazionale o regionale che sia“.
Buzzanca, quindi, lascia intendere che – se sarà messo con le spalle al muro – si dimetterà da Consigliere dell’Ars per rimanere Sindaco della Città Peloritana, sventando così l’incubo del terzo commissariamento consecutivo di Palazzo Zanca.
Dal primo cittadino, però, sono arrivate anche parole pesanti: “Verso di me, e tramite la mia figura verso la Città di Messina, è in atto l’ennesimo attacco dei poteri forti. Personaggi dell’opposizione desiderano che io lasci il posto da Sindaco, ma io resterò al mio posto e non mi dimetterò né da primo cittadino, né da deputato regionale. Da quando sono sindaco ho fatto tante cose per Messina, dalla riqualificazione del rione di Maregrosso, agli svincoli, all’ecopass a tanto altro. E’ chiaro che questo dà fastidio a qualcuno e che c’é un attacco contro la città perché qualcuno non vuole che Messina cresca. Siamo in presenza di un ricatto “mafioso”. Un ricatto all’uomo, e questo non è nulla, ma soprattutto un ricatto a Messina. Ti devi dimettere, mi si dice con l’intimidazione tipica dei mafiosi, devi lasciare il tuo posto all’Ars e tornare dentro i confini della tua città. Di una città che a Palermo vorrebbero vedere sempre sottomessa, sotto scacco, priva di spina dorsale. Non sono certo un eroe ma mi rendo conto che in questi due anni ho dato fastidio, perché a ogni seduta dell’Ars sono intervenuto per conto e per nome della mia città. Ho incalzato il presidente Lombardo e i suoi assessori. Ho difeso gli interessi di Messina in commissione. Ho fatto valere il mio doppio ruolo di deputato e sindaco negli uffici dove si decidono le sorti di molti progetti e finanziamenti. Se non fossi stato deputato, lo confesso, non avrei potuto ottenere quello che sono riuscito a strappare per l’Atm e per la tranvia. E l’autorevolezza del doppio ruolo mi è servita anche per le vicende degli svincoli, degli approdi, dell’ecopass, del risanamento di Maregrosso. A Palermo e Catania i sindaci possono fare di tutto, il problema ovviamente è Messina, è il signor Buzzanca, che deve andare a casa per fare posto a chi davvero farà gli interessi della città». E qui il bersaglio è Antonio D’Aquino, primo dei non eletti nel Pdl, passato poi all’Mpa («Cosa ci guadagna, se io dovessi decadere da sindaco? Cosa ha fatto per Messina nella sua carriera politica?»), ma soprattutto Lombardo e il governo “autonomista” della Sicilia: «La sua è una logica inaccettabile, non si può fare del ricatto un’arma politica“.
Accuse pesanti mentre adesso bisognerà attendere la sentenza del 22 settembre per saprene di più.

Buzzanca, inoltre, rispedisce al mittente alcune gravi insinuazioni: “Vedo troppi corvi volare, sento commenti che fanno davvero rabbrividire. Dicono che sono attaccato alla “doppia poltrona” e che voglio ottenere la pensione da deputato. Sono solo meschinerie da mascalzoni e sciacalli. Non c’è alcun interesse economico che mi inchioda al “doppio incarico”, semmai sarebbe il contrario. In questo momento io percepisco solo l’indennità da deputato, pari a 10 mila 600 euro netti al mese, con una serie di benefit che spettano agli eletti all’Ars. Non prendo un euro come sindaco. Nel momento in cui mi dimettessi dall’Ars, tornerei a percepire lo stipendio da primo cittadino, ma vorrei ricordare che sono anche commissario governativo per l’emergenza traffico e soggetto attuatore per l’alluvione di Giampilieri. Messe insieme le tre indennità, superano di gran lunga quella di parlamentare all’Ars. Oltretutto, se fossi attaccato al denaro, farei come certi miei colleghi: mi autonomino commissario dell’Atm o di MessinAmbiente e così arrivo a oltre 15 mila euro al mese. La gente straparla, offende sul piano personale e si nutre di luoghi comuni. Ho 55 anni, una professione che mi ha dato sempre soddisfazioni, non faccio politica per i soldi“.

Intanto i cittadini sono divisi: secondo un sondaggio di TempoStretto.it, il 52% dei votanti “consiglia” a Buzzanca di dimettersi dal consiglio Regionale, mentre il 42% vorrebbe che si dimettesse da Sindaco e appena il 5% si dichiara concorde con la scelta di attendere il giudizio del tribunale, rischiando il commissariamento.

 

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