A giudizio delle scriventi, la continua latitanza sindacale del Direttore dell’Esercizio Navigazione non è più tollerabile, l’azienda RFI sta operando la dismissione “a distanza”
del traghettamento ferroviario nello Stretto di Messina evitando quando possibile ogni concreto confronto con le Organizzazioni Sindacali e con le Istituzioni cittadine. I rarissimi tavoli di trattativa sono stati sistematicamente vanificati con motivazioni volte ad aggirare le rivendicazioni dei lavoratori e dell’utenza. Questo, unitamente allo smantellamento delle attività di manovra e traghettamento, palesa le reali intenzioni aziendali nell’attesa del disimpegno definitivo di RFI dall’Area dello Stretto.
Nel settore navigazione non si firma un accordo dal 2004, anno in cui furono sottoscritti importanti accordi su sviluppi di produzione e valorizzazioni del personale mai poste in essere dalla dirigenza che continua a tutt’oggi a non mantenere gli impegni sottoscritti.
Alla luce dei fatti se ne ricava la sensazione che il Direttore del Settore navigazione non abbia alcun mandato nazionale per organizzare il rilancio del servizio e modernizzare la flotta, il suo ruolo sembra limitato ad eseguire il diktat nazionale mirato a sacrificare i trasporti siciliani a favore dell’alta velocità del nord in cui l’azienda F.S. in questi ultimi anni ha inteso concentrare gran parte degli investimenti.
La situazione in ambito regionale non è diversa, all’interno dello sfascio siciliano, Messina assume il ruolo di vittima predestinata da immolare talvolta a favore di altre realtà in una assurda ed inutile guerra fratricida in cui ci si contende i residui di produzione.
Intanto la nave Scilla è periodicamente sottratta al servizio nello stretto per sopperire alla chiusura dell’impianto di Civitavecchia operata d’imperio dall’azienda; il previsto arrivo della vecchia N/T Logudoru, che giace improduttiva nel porto di Napoli, è inspiegabilmente rimandato. Il progetto di costruzione di una nuova nave a quattro binari è ancora rimasto sulla carta; la nave Sibari è stata disarmata e il trasporto ferroviario nello stretto viene garantito sommariamente con navi che un’azienda efficiente e responsabile avrebbe rottamato vent’anni fa.
Appare inspiegabile alle scriventi OOSS come, proprio quando si fa più concreta l’ipotesi auspicabile di un prossimo abbattimento dei costi di attraversamento sullo stretto per il trasporto ferroviario, RFI operi in direzione opposta accelerando il proprio disimpegno dall’area dello stretto.
Neanche l’annunciata collocazione in altri settori del personale marittimo di Civitavecchia è stata mantenuta, in quanto, la frettolosa chiusura dell’impianto laziale ha già prodotto l’arrivo a Messina di 17 lavoratori, a cui ne seguiranno a breve almeno altri 20 , che saranno parcheggiati nello Stretto in attesa di prepensionamento o di essere ricollocati in altre attività produttive. In buona sintesi, l’impianto navigazione di Messina, con la flotta ridotta al minimo storico, dovrà farsi carico di altri lavoratori provenienti da Civitavecchia che graveranno ulteriormente sul bilancio economico facendo lievitare i costi di gestione. Ci sono tutti gli elementi per ipotizzare un “ingolfamento” dell’impianto, organizzato all’uopo da RFI per procurarsi l’alibi a sostegno del definitivo “sbaraccamento” della flotta ferroviaria in virtù dei costi.
La Metropolitana del Mare che, per inspiegabili cavilli giuridici ancor oggi non decolla, è per il sindacato fonte di preoccupazione, considerato che il vettore pubblico, oltre che socio di minoranza, non sembra particolarmente motivato su tale nuova modalità di attraversamento, facendo presagire scenari che non lasciano ben sperare ed in tal senso il sindacato sarà vigile per assicurarne la presenza e la continuità nel tempo .
L’atmosfera è resa ancora più incandescente dalle legittime aspettative dei dipendenti di ruolo che da anni rivendicano professionalizzazione e valorizzazione. Nell’ambito della realtà ferroviaria nazionale, solo nell’impianto navigazione di Messina si registra l’anomalia che vede il personale di ruolo bloccato da anni nella qualifica di provenienza senza alcuna possibilità di sbocco di carriera.
Dal punto di vista occupazionale oggi la situazione si è ulteriormente aggravata in quanto l’azienda, che gode delle sovvenzioni statali, paradossalmente continua a sfruttare in maniera spropositata il lavoro precario; più di quanto accade nelle flotte private che operano nello stretto, pur in presenza di un accordo ministeriale che prevedeva precisi percorsi di stabilizzazione del precariato. L’impianto ferroviario, così gestito, presto sarà privo delle residue professionalità che attraverso l’impiego continuativo nella flotta hanno maturato l’esperienza necessaria a garantire la gestione tecnica del servizio e la sicurezza della navigazione.
Per quanto esposto, le scriventi invitano il Sig. Sindaco e S.E. il Prefetto di Messina a porre in essere interventi incisivi a tutela del diritto alla mobilità e della continuità territoriale e nel contempo prevenire eventuali problemi per l’ordine pubblico che potrebbero verificarsi a seguito delle continue provocazioni che RFI rivolge ai lavoratori e dei disservizi a carico dell’utenza destinati ad acuirsi con l’arrivo della stagione estiva.
Con la presente si attivano le previste procedure di raffreddamento e conciliazione da esperire con le modalità e nei i tempi previsti dalla vigente normativa in materia si sciopero.




