Riconoscere il lutto nazionale per le vittime dell’alluvione di Messina, o piu’ in generale per le vittime dei disastri idrogeologici o sismici, rischia di rimanere un ‘formalismo’ in assenza di azioni concrete e immediate da parte dello Stato e delle Regioni. Lo afferma il Wwf nel sottolineare che ”due sono gli obiettivi prioritari: impedire che si aggiungano ulteriori situazioni di rischio alle troppe gia’ esistenti, predisporre interventi progressivi e mirati per diminuire gli ambiti di rischio gia’ identificati”. ”Esistono, infatti – prosegue il Wwf – aree a rischio gia’ identificate e presenti in ben 5581 comuni italiani: occorre impedire in ogni modo che in tali aree, o in prossimita’ di queste, si possa continuare a costruire. Allo stesso tempo occorre stabilire inderogabili vincoli di inedificabilita’ nelle fasce di pertinenza fluviale”. Per il Wwf l’insieme di questo primo pacchetto di interventi e’ ”a costo zero ma presuppone una fortissima volonta’ politica che finalmente prenda le distanze dalla sciatteria istituzionale che per troppo tempo ha caratterizzato l’azione di Stato, Regioni ed Enti locali su questo tema”. Il secondo pacchetto di interventi – prosegue il Wwf – ”riguarda gli abbattimenti degli abusi edilizi nelle aree a rischio e non solo; questo ha certamente un costo ma le procedure di legge consentono di recuperarlo rivalendosi sui colpevoli dell’abuso e comunque consentendo l’acquisizione di terreni su cui gli abusi sono stati realizzati”. ”Diverso invece e’ il tema delle eventuali delocalizzazioni degli immobili costruiti in aree a rischio ma completi di autorizzazioni – conclude il Wwf -, una situazione a forte potenziale di pericolo per moltissime famiglie. In questo caso, prima di parlare di new-town, bene sarebbe vagliare altre soluzioni possibili”. (ANSA).




