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    Messina: sindacati chiedono incontro col Prefetto

    Le scriventi segreterie, unitamente alle Rappresentanze Sindacali Aziendali e alle maestranze della I.CH.I. S.r.l., ex Pectine Industria s.p.a., dopo numerosi e vani sacrifici sostenuti in nome del rilancio produttivo e occupazionale di quest’azienda, si vedono costrette a denunciare, a S.E. il Prefetto, il reiterarsi di un atteggiamento, da parte del management, volto alla difesa degli esclusivi interessi della proprietà, piuttosto che alla difesa del patrimonio tecnico ed umano dell’azienda.

    In questo periodo di crisi economica mondiale, che si somma alla crisi del settore chimico che oramai si protrae da anni, era logico attendersi una politica rivolta alla difesa del consolidato in attesa di tempi migliori per poter rilanciare l’azienda.

    Tuttavia, dopo che a queste OO.SS., e di riflesso a tutti i lavoratori, è stata chiesta – a fronte di denunciati esuberi – la disponibilità ad intraprendere un percorso di riduzione dell’orario di lavoro e di salario, con la stipula di un Contratto di Solidarietà che le OO.SS. hanno deciso di sottoscrivere alla luce dell’evidente difficoltà economica e produttiva dell’azienda, la direzione aziendale ha ritenuto più strategico attivare un processo di suddivisione del pacchetto azionario della società, con relativi acquisti e cessioni di rami d’azienda, piuttosto che attivarsi sul mercato per trovare quello spazio – sicuramente esistente – dove collocare la propria produzione.

    Il piano industriale, la cui presentazione entro la fine del 2008 era stata concordata per iscritto sul Contratto di Solidarietà, e sul quale l’azienda ha rifiutato di darne contezza presso la sede dell’Ufficio Provinciale del Lavoro, si è quindi concretizzato in una progettualità ancora tutta da definire e consolidare, piuttosto che nella previsione di momenti articolati e diversi per la strategia di rilancio, nell’ipotesi della quale certamente prioritario era il ristabilire dei livelli di produzione e di vendita accettabili e tali da risollevare le sorti economiche dell’azienda e far fronte alla situazione, oramai disperata, in cui versano i lavoratori, senza stipendio da due mesi e senza alcuna prospettiva sicura per il futuro.

    Infine, il silenzio nel quale si è chiusa l’azienda, dopo la recente e ultima richiesta di incontro inoltrata dalle rappresentanze sindacali, fa temere di dover fronteggiare una circostanza legata ad una drastica perdita del livello occupazionale, con una grave ricaduta sui lavoratori e le loro famiglie, e induce i firmatari della presente a chiedere a S.E. il Prefetto di attivarsi per una urgente convocazione in prefettura delle parti in causa, dove si spera – attraverso l’intervento di S.E. – sia possibile individuare una soluzione funzionale ad evitare il sicuro precipitare degli eventi.