A cento anni di distanza le cause del terremoto e dello tsunami che il 28 dicembre 1908 colpirono le coste dello Stretto di Messina causando 100 mila morti circa e distruggendo intere citta’ (Messina e Reggio Calabria tra le altre) sono ancora ignote o fortemente dibattute. Come per lo tsunami di Sumatra del 2004, molti studiosi erano convinti che la causa di quello di Messina fosse il terremoto stesso, ovvero lo spostamento che il fondale marino subi’ lungo la faglia che produsse il terremoto. La soluzione di questo dilemma e’ stata trovata da un gruppo di geologi dell’Universita’ Roma Tre (Andrea Billi, Renato Funiciello, Liliana Minelli e Claudio Faccenna) e di geofisici dell’Universita’ di Messina (Giancarlo Neri, Barbara Orecchio e Debora Presti). I ricercatori hanno analizzato in modo integrato i risultati delle ricerche piu’ recenti sul terremoto del 1908 e rielaborato – attraverso una tecnica di tracciamento delle onde di maremoto – i dati riportati in un libro del 1910 del geografo studioso Mario Baratta (“La catastrofe sismica calabro-messinese”, Societa’ Geografica Italiana), rintracciando in una frana sottomarina antistante Taormina e Giardini Naxos la causa piu’ plausibile per lo tsunami del 1908.




