Aria di protesta anche al Sinopoli Festival 2008 che a Taormina corre verso le battute conclusive. I compositori italiani, riuniti a convegno, hanno firmato un appello indirizzato al ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi. Chiedono di cambiare le regole delle Fondazioni che governano i teatri lirici italiani e che, nella maggior parte, sono in gravissime difficolta’. Presenti alcuni dei nomi piu’ prestigiosi della musica nazionale: Lorenzo Ferrero, Nicola Piovani, Marco Tutino, Luca Lombardi, Matteo D’Amico, Marco Betta e anche Claudio Ambrosini e Carlo Boccadoro. Le fondazioni non producono piu’, l’80% dei fondi e’ destinato agli stipendi dei dipendenti e il Fondo Unico dello Spettacolo e’ stato drasticamente ridimensionato. ”Bonificare” e’ la parola d’ordine ideata da Nicola Piovani, premio oscar per le musiche de ”La vita e’ bella”; ”non capisco – dice – perche’ se un’accademia o un ospedale non funzionano vengono chiusi e se, invece, un comune funziona male gli si inviano quantita’ enormi di denaro”. Un intervento, quello di Piovani, il cui esito si puo’ riassumere cosi’: ”ci sono mille modi legittimi di fare musica, cosi’ come ci sono mille modi di fare il ragu’, e tutti giusti”. Il mestiere di compositore – ha aggiunto Piovani – per il 95% e’ mestiere e tecnica ”e uno come me che lavora per il cinema e’ suddito delle immagini e delle scene. La scintilla del comporre musica che conduce all’eternita’ l’ho persa quando avevo 25 anni”. La necessita’ di nuove regole per i teatri lirici e’ avvertita anche da Marco Tutino, soprintendente e direttore artistico del Comunale di Bologna. Tutino lamenta il pericolo che entro un anno, se le regole non vengono cambiate, la maggior parte dei teatri lirici, ad eccezione della Scala e’ destinata a chiudere. Sarebbe un disastro di enormi proporzioni. ”Ma – dice Tutino – per la prima volta non chiediamo piu’ soldi ma nuovi accordi che non siano troppo penalizzanti per i lavoratori. La questione all’ordine del giorno e’ la sopravvivenza del patrimonio forse piu’ prezioso dell’identita’ culturale italiana”. Gli fa eco Lorenzo Ferrero che parla di decadenza e di ”indifferenza trasversale”; i politici non vanno a teatro ma i ministri si indignano di fronte al ”Parsifal” di Wagner sostenendo che l’opera costa troppo ed e’ ora di finirla. ”Al parlamento europeo – ha concluso Ferrero – l’Italia e’ rappresentata per la moda, l’energia, i formaggi e i vini, ma manca chi la rappresenti per la gloriosa trazione musicale”. (ANSA).




