«Esprimiamo la nostra più viva e fraterna vicinanza all’arcivescovo di Rossano – Cariati, Mons. Santo Marcianò, come Movimento cristiano lavoratori interpretando, in qualità di presidente
provinciale di Cosenza, tutta la partecipazione di affetto e stima dei nostri associati ed iscritti nei confronti del suo operato di Pastore della Chiesa particolare che le è stata affidata». Con queste parole il presidente provinciale del Movimento Cristiano Lavoratori, Leonardo De Marco, a nome e per conto del sodalizio che dirige ha scritto a Mons. Santo Marcianò, dopo le vicende che lo hanno visto protagonista di alcuni attacchi ad opera del segretario dell’Udc della città ionica. «Come movimento ecclesiale di testimonianza evangelica organizzata ci sentiamo parte integrante della chiesa locale e con essa amiamo costruire percorsi di confronto e cammino insieme per costruire il bene comune che serve ai nostri territori per la rinascita più volte attesa. In questa ottica le parole riferite in maniera scomposta all’indirizzo della sua gradevole persona e soprattutto in qualità di Pastore delle anime della chiesa rossanese ci vedono toccati nel profondo come se fossero rivolte a noi. Ci sentiamo parte del corpo unico che è la Chiesa e ci stringiamo attorno a lei con la nostra umile ma sentita solidarietà di figli e anime che con Lei camminano verso l’orizzonte della Salvezza promesso da Cristo». «Crediamo che ad ognuno spetti di governare e vivere i territori per il ruolo che ci è stato assegnato e non pensiamo che intromettersi in ambiti che non si conoscono e forse non si vivono sia utile per il bene dei territori e della gente che ci vive. La politica faccia la politica, come la Chiesa sa essere Chiesa dove è chiamata, con la forza dello Spirito, ad annunciare la bellezza salvifica del Vangelo di Cristo. In tante occasioni, sui nostri territori, la Chiesa ha rappresentato per anni l’unico strumento di relazione, vicinanza, solidarietà, ascolto per le popolazioni dimenticate anche dalla politica. E oggi come ieri continua instancabile il suo servizio alla gente di ogni lingua, estrazione, cultura, senza guardare nessuna tessera e nessuna appartenenza. Di questa coerenza evangelica rendiamo grazie a Dio e alla sua persona anche per l’opera che, insieme al clero tutto che lei guida, continua a svolgere con rinnovato entusiasmo sul territorio e per la gente della diocesi che la Chiesa le ha affidato. Pertanto davvero ci uniamo al coro di solidarietà rimettendo al silenzio le critiche, spropositate, di chi ha dimenticato il suo ruolo politico e di rappresentanza di un territorio che non ha bisogno di simili atteggiamenti, ma di dialogare con le istituzioni, anche ecclesiali, per la crescita di quanti vi abitano e vogliono sperare insieme a tutti gli attori della vita civile, sociale, ed ecclesiale».
“La convivenza sociale spesso determina la qualità della vita e perciò le condizioni in cui ogni uomo e ogni donna comprendono se stessi e decidono di sé e della loro vocazione. Per questa ragione, la Chiesa non è indifferente a tutto ciò che nella società si sceglie, si produce e si vive, alla qualità morale, cioè autenticamente umanizzante, della vita sociale. La società e con essa la politica, l’economia, il lavoro, il diritto, la cultura non costituiscono un ambito meramente secolare e mondano e perciò marginale ed estraneo al messaggio e all’economia della salvezza. La società, infatti, con tutto ciò che in essa si compie, riguarda l’uomo. Essa è la società degli uomini, che sono la «prima fondamentale via della Chiesa»” (DSC 62)




