
di David Crucitti – Si è conclusa intorno alle 19.30 di ieri, 16 settembre, la riunione straordinaria indetta dal Consiglio Comunale di Cetraro per fare quadrato su una situazione difficile, ma per certi versi già annunciata.
Alla riunione, vista la gravità della situazione, ha partecipato anche Silvio Greco, Assessore all’Ambiente della Regione Calabria, il quale, finita la riunione, confida ad un collega che a diciassette anni dall’affondamento ancora non si ha idea di cosa ci sia li sotto.
Alla domanda di prelevare un fusto, Greco risponde che non è semplice e che la situazione rimane stabile.
Michelangelo Tripodi, Assessore all’Urbanistica della Calabria, intervistato, afferma che il dato che è emerso e che si comincia a delineare, aprirà uno scenario inquietante che in qualche modo farà emergere il rischio di essere in presenza “del più grande disastro ambientale della Calabria di tutti i tempi”.
Continua dicendo che già da molti anni aleggiava nell’aria questa diabolica situazione, ma fra pentiti che parlavano e voci di corridoio che si rincorrevano, non c’è stato mai nulla di concreto fino ad oggi.
Tripodi ci tiene a puntualizzare che il ritrovamento della nave della morte Cunsky è avvenuto grazie all’Arpacal con il coinvolgimento della Regione Calabria che, accogliendo la richiesta della Magistratura, ha sollecitato l’intervento in mare per vedere realmente cosa si nascondeva sulle coste di Cetraro.
Non è una novità – ribadisce- ma con il ritrovamento della nave che con molta probabilità contiene centinaia di fusti radioattivi, si è avuta la certezza che la ‘ndrangheta non controlla soltanto il territorio, ma ha anche il totale potere del mare che offre un business economico da capogiro.
Il discorso dell’Assessore si sposta alla Jolly Rosso definendola l’unica nave carica di veleni che non è affondata nonostante la grossa carica di tritolo, andando poi ad arenarsi sulle coste di Amantea dove lì, – afferma- le ndrine locali hanno provveduto a trasferire i fusti radioattivi, dalla nave ad un luogo nei pressi del fiume Oliva, a circa trenta metri di profondità, ma pare – anticipa- che ci si sta attivando per rilevare se realmente i fusti radioattivi siano lì.
L’On. Tripodi senza sconti si scaglia contro lo Stato accusandolo di considerare la Calabria come ultima ruota del carro, uno Stato per nulla attento alla salute della gente di questa Regione, e che continua ad avere un atteggiamento inadeguato e incapace di cogliere la gravità del problema, che rischia, di avere risvolti ancora peggiori di quelli attuali: alta mortalità e aumento dei tumori senza considerare che in quella zona la temperatura è più alta del normale di circa 5 gradi.
Tripodi conclude con un chiaro messaggio al Governo, affermando che l’attuale Consiglio Regionale sta fortemente “pressando” lo Stato a provvedere immediatamente al recupero delle navi, alla ricerca delle altre 42 affondate dalla ‘ndrangheta e sparse per i mari della Calabria, e alle analisi delle acque e dei fondali marini, nonché della fauna ittica che per ovvie ragioni finisce nei nostri piatti.




