Le indagini che hanno portato all’operazione ”Skhoder” della Guardia di Finanza sono partite nel 2005 e si sono rese complesse perche’ gli investigatori hanno dovuto seguire i soggetti sospetti sia in Italia che all’estero con monitoraggi, captazioni e pedinamenti difficili soprattutto quando in un altro Paese europeo si incontravano difficolta’ di comprensione della lingua straniera. Lo hanno spiegato il colonnello Umberto Sirico dello Scico di Roma e il col. Giovanni Domenico Castrignano’ comandante del nucleo di polizia tributaria di Catanzaro. Le ramificazioni del gruppo di narcotrafficanti si estendeva dalla sibaritide, in Calabria, fino all’Olanda o alla Germania, all’Albania. Come vertice operativo si faceva riferimento alla famiglia Smajlai, il cui capo Fisnik di 35 anni e’ stato arrestato. Si tratta di una vecchia conoscenza per il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, intervenuto alla conferenza stampa che si e’ svolta al comando provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza, il quale ha ricordato di averlo gia’ arrestato nel 2001 quando svolgeva la funzione di procuratore a Palermo. Gia’ da allora emerse nelle indagini uno stretto legame tra siciliani, calabresi e albanesi nella gestione del traffico di sostanze stupefacenti. Dopo di allora ebbe un processo con il rito abbreviato, fu condannato ed espulso, quindi tornato in patria continua a svolgere un ruolo di primo piano nel settore del narcotraffico. ”Nonostante le smagliature procedurali alla fine pero’ i risultati arrivano” ha detto Grasso. (Adnkronos)




