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    On.le Federica Dieni (M5S): “Il 40% del PNRR sarà destinato al Mezzogiorno. Bene, ma non basta”

    Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è lo strumento principale per cogliere la grande occasione che deriva dall’Unione Europea per rendere l’Italia un Paese più equo, verde e inclusivo, con un’economia più competitiva, dinamica e innovativa.

    Quanto descritto è possibile realizzarlo, concentrando lo sforzo maggiore al Sud. La cifra stabilita e ribadita in Parlamento, sia alla Camera dei Deputati che al Senato, dal Presidente del Consiglio Mario Draghi è pari al 40% netto del PNRR corrispondente ad 80 miliardi di euro. Cifra che va ad aggiungersi ai già previsti fondi strutturali europei 2021-2027 e agli 8,3 miliardi del Fondo REACT-EU.

    Una quantità considerevole di denaro che se da un lato genera giubilo, dall’altro impone a tutti noi l’obbligo di prevedere un programma di azione chiaro che definisca prima di tutto il come, questo “colpo di bazooka, debba essere utilizzato.

    Risulta quindi fondamentale partire da un assunto: evitare in tutti i modi di ripetere la performance negativa degli anni precedenti durante la quale i fondi ricevuti dall’Unione Europea non sono stati utilizzati o mancano ancora di un loro stanziamento.

    A tal proposito basta prendere i dati diffusi dalla Commissione Europea sul portale dedicato ai fondi strutturali e di investimento per avere un riferimento numerico: in l’Italia, su 75 miliardi di euro previsti, alla fine del settennio 2014-2020, risultano spesi solo il 43% dei fondi, ed il 14% dei fondi inizialmente stanziati non è ancora stato assegnato a un programma di investimento.

    “Il punto centrale perché nel Sud il PNRR possa avere successo” – afferma Federica Dieni, Deputata M5S eletta in Calabria“è l’affermazione di un principio di legalità che eviti in tutti i modi infiltrazioni criminali”.

    Questa rappresenta la base sulla quale realizzare le fondamenta dell’intero capitolo Sud del PNRR che riporta al centro della politica la questione meridionale, intesa non più come questione di ordine e sicurezza pubblica ma come leva per il rilancio dell’intero Paese. Per rendere tutto ciò possibile, sarà necessario muoversi su quattro macroaree:

    maggiore centralità per il Mediterraneo tramite un raccordo tra ZES e infrastrutture portuali

    una pubblica amministrazione efficiente tramite l’assunzione di personale qualificato, moderna e digitalizzata con l’utilizzo di piattaforme di cloud computing

    una semplificazione del codice degli appalti e non la sua totale eliminazione

    l’adozione di una politica di coesione fondata su una governance centralizzata che riduca al minimo i gradi di separazione tra chi alloca le risorse e chi poi è portato a realizzare i progetti

    “E’ necessario in tutti i modi ridurre, sino ad arrivare poi ad eliminare” – continua la deputata Federica Dieni“quel divario che ha sempre caratterizzato il Nord ed il Sud d’Italia, la causa principale della debolezza del nostro Paese e della sua capacità di poter competere sullo scenario internazionale come quella grande economia, quel melting pot di tradizioni e culture che è l’Italia.”