Ci sono enormi ferite urbanistiche, è vero, ma quando pezzi di Catanzaro venivano cementificati, io ero appena nato. Sarebbe facile per me “restituire” a Manti l’insolenza. Ricordare lo stato delle periferie di Reggio Calabria, le montagne di rifiuti e le montagne di debiti. Ma io non dimentico che a Reggio Calabria c’è il lungomare più bello d’Italia (ma anche il nostro non è certo da scartare). Non ne parlerò mai male! Nell’articolo-provocazione di Manti ci sono considerazioni che condivido, tutte legate allo stato di marginalità e quindi di discriminazione della nostra Calabria. La battuta su Catanzaro non c’entrava assolutamente nulla.
Ovviamente, ci sono due cose che non condivido: l’infelice battuta sulla mia città e il fatto, per me fonte di grande amarezza, che ci sono catanzaresi – fortunatamente pochi – che la pensano come Manti. La mia non è una difesa d’ufficio. Non ho alcuna intenzione di cavalcare il campanilismo o ergermi a paladino della catanzaresità. Non manderò alcuna lettera infuocata al direttore del Giornale. Noi abbiamo un grande pregio: la dignità. Se Manti pensa male di Catanzaro, ci sono tante personalità che alla nostra città sono legate da sincero affetto e amore, tanti grandi personaggi del giornalismo, delle arti e delle scienze che di Catanzaro parlano in ben altro modo. Io, al contrario di altri, non invito Manti a Catanzaro. Se il modello di riferimento è la “sua” città d’adozione, dove i vandali bruciano le palme in piazza Duomo, allora non dobbiamo dimostragli nulla. Resti a Milano, tra smog, scandali e criminalità”.





