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Catanzaro, coniugi uccisi: fratelli imputato raccontano vita familiare

22 Ottobre 2008
in Catanzaro
Tempo di lettura: 4 minuti
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La lunga udienza di oggi,nel processo a carico di Pasquale De Marco, 34 anni, di Catanzaro, accusato del duplice omicidio pluriaggravato e occultamento dei cadaveri dei genitori, Luigi De Marco e Maria Campisano, 60 e 59 anni, e’ stata segnata dalle lunghe deposizioni degli altri due figli della coppia, Giuseppe e Adele De Marco, di 27 e 32 anni. Nella loro duplice veste di fratelli dell’imputato, ma anche di parti offese – sono infatti costituiti parte civile al processo insieme ad una sorella e un fratello di Maria Campisano – Giuseppe ed Adele hanno ricostruito gli ultimi anni di vita dei loro genitori, fino alla scomparsa dalla casa di Simeri mare, avvenuta il 5 giungo del 2007, ed al ritrovamento dei loro cadaveri – il 20 ottobre seguente – sotterrati sotto il ponte di una strada interpoderale parallela alla Statale 106, nel Crotonese, avvolti in due teli di plastica; i rapporti familiari e, in particolare, quelli con Pasquale; le preoccupazioni dei coniugi De Marco per quella smania del figlio piu’ grande di stare lontano da casa, di viaggiare in giro per il mondo, e le sue richieste di denaro quando si trovava in difficolta’. Visibilmente provati, i due giovani, sotto gli occhi del fratello rinchiuso nella cella dell’aula, hanno risposto alle numerose domande del pubblico ministero, Simona Rossi, dell’avvocato di parte civile, Eugenio Perrone, e dei difensori dell’imputato, gli avvocati Saverio Loiero e Piero Mancuso, e del presidente della Corte d’assise, il giudice Giuseppe Neri – a latere Rosario Murgida. In entrambi i racconti sono stati ricordati i giorni precedenti alla scomparsa dei coniugi De Marco, quando sia Giuseppe che Adele tentavano invano, e con crescente angoscia, di contattare i genitori, partiti da Roma – dove ormai si erano trasferiti – il 4 giugno, e giunti a Catanzaro in serata, quando per l’ultima volta avevano sentito i due figli minori che erano nella Capitale, per informarli che il viaggio era andato bene. Poi piu’ nulla. Non una notizia, non una telefonata e, anzi, entrambi i cellulari che risultavano staccati. Tanto da indurre sia Giuseppe che Adele a rivolgersi ad alcuni amici, il primo, ed ai parenti la seconda, perche’ andassero a verificare cosa accadeva in quella villetta di villaggio Eucaliptus, a Simeri mare, dove i genitori avevano detto di essere giunti sani e salvi e di trovarsi, assieme a Pasquale, la sera di giorno 4. E i due amici di Giuseppe – Andrea Rotundo ed Andrea Crocetti – come anche la zia e Isabella e sua figlia, nel pomeriggio di giovedi’ 7 giugno andarono, in orari diversi, alla casa. Tutti parlarono con Pasquale, che non li fece entrare ma li rassicuro’: “Va tutto bene, mamma e papa’ sono andati a fare il giro degli amici per salutarli”. Rotundo e Crocetti,restarono colpiti dal fatto che il 34enne era molto agitato, che chiese loro se sapevano come fare ad avere un passaporto falso, che l’ingresso della casa era nel caos e che c’era una finestra rotta, tant’e’ che lo dissero per telefono al giovane che stava a Roma. Giuseppe, d’altro canto, aveva intanto allertato un altro amico – Fabio Merazzi – che giunse alla villetta nella tarda serata, e trovo’ gia’ li’ i carabinieri ed anche il nipote dei coniugi De Marco, Salvatore Doria, che gli diedero la terribile notizia della scomparsa non solo degli zii, ma anche di Pasquale. Quanto a possibili dissidi tra Pasquale e i genitori, entrambi i fratelli dell’imputato hanno descritto una situazione che sarebbe stata piu’ o meno sotto controllo, facendo riferimento alle richieste di denaro che il 34enne faceva ai genitori, soprattutto da quando, negli ultimi tre anni, era andato via dall’Italia, per restare un anno a Londra e due negli Stati Uniti, fino a quei 10.000 euro che chiese e ottenne nel febbraio del 2007, l’ultima volta che torno’ a casa prima di quel drammatico giugno seguente. Giuseppe ha parlato di discussioni che c’erano state, ritenendole pero’ non allarmanti, e sottolineando solamente un litigio tra il fratello maggiore e la madre, durante il quale lui stesso era intervenuto per redarguire Pasquale. La mamma in quell’occasione gli racconto’ che in precedenza Pasquale, durante una lite, le aveva dato uno spintone, e la circostanza e’ stata in seguito confermata anche da Adele. L’umore di Pasquale, comunque, a sentire Giuseppe sarebbe stato buono nei periodi in cui il fratello assumeva i farmaci che in passato i medici gli avevano prescritto – per due volte fu ricoverato -. Il giovane aveva infatti manifestato disturbi della psiche molto evidenti, come il fatto di parlare con persone inesistenti o con i santi, o come la confidenza di lavorare per i sevizi segreti che gia’ aveva fatto al fratello minore nel novembre del 2005, quando questi ando’ a trovarlo a Londra con la mamma. L’anamnesi di Pasquale, del resto, e’ stata fatta in fase di indagini ed i risultati sono agli atti, comprese le conclusioni cui e’ giunto il prof. Scialdone, consulente dell’Ufficio di procura, che si e’ pronunciato per la piena capacita’ di intendere e volere dell’imputato, sia pur riconoscendogli disturbi paranoici della personalita’, ma non tali da comprometterne la lucidita’. “Pasquale ha sempre voluto essere indipendente, stare per conto suo”, hanno spiegato i fratelli, chiarendo pero’ che i genitori, che pure lo avevano sempre aiutato di buon grado – specie la madre – avevano cominciato a pensare che continuare a dargli soldi, senza che lui producesse risultati soddisfacenti con i suoi presunti impegni di lavoro, non fosse piu’ una buona idea. Sul punto, nel pomeriggio, sono intervenute in maniera alquanto piu’ dettagliata le due cugine dei fratelli De Marco. (AGI)

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