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Alloggi popolari a Reggio Calabria e diritto all’abitare anche per i migranti: ‘3.000 edifici liberi’

2 Luglio 2017
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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Alloggi popolari a Reggio Calabria e diritto all’abitare anche per i migranti: ‘3.000 edifici liberi’

Legalità intesa come giustizia sociale. E’ un messaggio chiaro quello che – si legge in un comunicato diffuso dall’associazione ‘Un mondo di mondi’  – è emerso lo scorso 30 giugno alla libreria Universalia, durante l’assemblea pubblica sul tema degli alloggi popolari e il diritto all’abitare, organizzata dall’Osservatorio sul disagio abitativo (COSMI – Comitato Solidarietà Migranti, CSC Nuvola Rossa, CSOA Angelina Cartella, Società dei Territorialisti/e, Un Mondo Di Mondi) insieme al Movimento Reggio Non Tace e alla  Collettiva Autonomia. Assenti all’assemblea la gran parte dei rappresentanti istituzionali invitati, molti dei quali giustificati da impegni concomitanti, tra i quali il dirigente Marcello Romano, interlocutore attento delle associazioni negli ultimi mesi. Nessuna notizia invece da parte dell’assessora Angela Marcianò,  con grande rammarico delle associazioni. Presenti la consigliera delegata ai beni confiscati Nancy Iachino, il consigliere delegato all’edilizia pubblica Giovanni Minniti e la consigliera vice-presidente della commissione politiche sociali Paola Serranò i quali hanno accolto positivamente l’invito al confronto e al dialogo ed espresso il loro contributo al dibattito. Importanti i passi in avanti compiuti dopo quattro mesi dall’approvazione della delibera di Consiglio comunale n.3 dello scorso 10 febbraio, tra i quali le prime consegne degli alloggi erp ai primi tre vincitori del bando 2005. Le associazioni hanno riconosciuto il lavoro dell’assessora Marcianò e del dirigente Romano i quali, anche grazie alla collaborazione e al confronto con le associazioni e i cittadini interessati al tema, hanno smosso un settore rimasto incancrenito da anni. Ma il percorso per garantire il diritto all’abitare alle famiglie a basso reddito resta ancora lungo e gli strascichi delle ultime polemiche in merito agli sgomberi annunciati si fanno sentire. «Partire dagli sgomberi delle famiglie occupanti senza titolo ma comunque in condizioni povertà, significa  partire dalla coda e non dalla testa del problema – ha spiegato Giacomo Marino, presidente dell’associazione Un mondo di mondi – la delibera di Consiglio al primo punto prevede che si debba raggiungere la finalità di legge del  “… pubblico controllo sulla materia” e quindi del turn-over, effettuando le verifiche sulla permanenza dei requisiti degli assegnatari, redigendo una banca dati da pubblicare e procedendo con le decadenze necessarie».Lotta quindi a chi sfrutta il disagio abitativo e utilizza gli alloggi popolari illecitamente, attraverso la vendita, gli affitti o gli usi irregolari degli stessi. Da tutelare invece le famiglie senza reddito e prive di un’abitazione. «Questo significa – ha continuato Marino – che il comune dovrebbe prima raccogliere tutti i dati su alloggi e assegnatari, sugli occupanti art. 31 e sugli occupanti abusivi e poi agire con tutti gli strumenti della legge per garantire il diritto all’alloggio alle famiglie effettivamente in stato di bisogno». Sulla proposta di regolamento dell’articolo 31 della legge regionale n.32/96  per le assegnazioni in deroga,  in fase di discussione nelle commissioni consiliari, si è soffermato l’avvocato Nicola Santostefano, del Movimento Reggio non Tace. «Siamo soddisfatti del fatto che finalmente un regolamento sia stato previsto, come le associazioni hanno chiesto negli anni, per ostacolare la discrezionalità delle assegnazioni in deroga – ha spiegato Santostefano – apporteremo il nostro contributo per le modifiche nelle commissioni competenti perché il meccanismo appare piuttosto farraginoso».A ricordare come il concetto di legalità sia strettamente legato a quello di giustizia sociale, i componenti dell’Osservatorio sul disagio abitativo. «Legalità – ha detto Germana Chemi – dovrebbe essere innanzitutto lotta alla speculazione non al bisogno». Dell’assurdità del disagio abitativo in una città come Reggio Calabria ne hanno discusso  Rosalba Marotta ed il professore dell’Università di Firenze, Alberto Ziparo. «Ricordiamo che in città ben 3 mila edifici risultano completamente inutilizzati e i vani realizzati  superano gli abitanti di oltre 40 mila unità».Una politica di più ampio respiro porterebbe quindi a garantire il diritto all’abitare non soltanto per la totalità dei cittadini reggini ma anche per molti migranti in cerca di un futuro migliore. Basterebbe volerlo.

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