di Grazia Candido – Trentatré opere, 33 momenti visivi che descrivono paesaggi umani, architettonici, naturali; tre bravi artisti che con creatività hanno saputo racchiudere su una tela o in uno scatto la realtà quotidiana che affascina ma a volte, ci sfugge. In un’attenta riflessione artistica, Giuseppe Bonaccorso, Pino Labarbera e Antonio Sollazzo, ieri sera nello Showroom Laruffa Luppino, hanno inaugurato la mostra “Tre per undici” aperta al pubblico sino al prossimo 18 Maggio, un omaggio alla città con opere che uniscono le visioni personali degli autori tra pittura e fotografia. Una particolare collettiva che cerca quel “risveglio spirituale” di una comunità in continua evoluzione tra arredi moderni e di design in un ambiente suggestivo alla ricerca di un confronto a più voci, dove si condividono tre concezioni, tre modi di intendere il paesaggio. Per il romano Bonaccorso il “paesaggio è la trasfigurazione dello stesso che ricerca lo spirito, l’anima di quel luogo messo in risalto da colori e tecniche. Con un gioco grazie al quale aggiungo e tolgo qualcosa, cerco di dare espressione al paesaggio che, nelle mie opere, non appare come è in realtà ma è una innovazione”. L’artista Bonaccorso rafforza la ricerca di un “paesaggio nuovo”, patrimonio naturale che merita conoscenza e rispetto.
Una nuova figurazione, impalpabile ma eterea la “racchiude” in piccole chicche di 12×12, il reggino Labarbera che, nei suoi viaggi tra Reggio e Catania, viene colpito dall’energia del vulcano, dal fuoco dell’Etna.
“Un linguaggio estetico-visivo che mostra la mia profonda ricerca poetica romantica della forza e bellezza naturale del vulcano che, fondamentalmente, incarna l’animo dell’essere umano sempre in continuo mutamento e in controtendenza” – spiega Labarbera.
Il fotografo Antonio Sollazzo sceglie invece, un luogo simbolo di Reggio Calabria, il porto di Gioia Tauro, e qui fa un reportage mettendo a nudo le forme, i colori, una realtà economica e umana.
“Anche l’uomo crea un paesaggio – afferma il photo-reporter Sollazzo – Sono foto scattate in presa diretta, un viaggio nel viaggio che punta tutto sulla semplicità per comunicare con immediatezza l’importanza di un porto sicuro che va salvaguardato e sostenuto concretamente”.
“Tre per undici” è insomma una riflessione sul paesaggio tramite il lavoro di tre eccellenti artisti che indagano il mondo dell’uomo attraverso ritratti e sagome apparentemente privi di emozioni ma carichi di responsabilità. Quello che spicca immediatamente dalle 33 opere è una stabilità apparentemente asettica che invece racconta l’intimità di paesaggi che si estraniano dalla logica della forza, della ragione imposta con la prevaricazione. I vari paesaggi mostrano a colui che osserva che non esiste un’unica realtà oggettiva. I colori richiamano la bellezza di quella straordinaria natura e la sua luce abbaglia gli occhi, a tal punto da doverli socchiudere, ma non chiuderli, per non privarsi un solo attimo dell’infinito. Sollazzo, Bonaccorso e Labarbera hanno un grande merito: aver indagato il mondo dell’inconscio, l’anima e in ogni opera hanno riproposto l’immaginario sensoriale, capace di esprimere messaggi universali che intrigano e affascinano.





