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    “Money gate” – Sferlazza: “Questa operazione è l’affermazione dello Stato”

    Grazia Candido – “Questa operazione se apparentemente potrebbe sembrare di poco conto, sotto il profilo fiscale é l’affermazione dello Stato”. Con voce ferma e incisiva il Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Palmi Ottavio Sferlazza, questa mattina presso il Comando Provinciale della Guardia di Finanza, dopo essersi complimentato con gli uomini del corpo “fiore all’occhiello di questo Paese”, illustra minuziosamente il lavoro svolto dai militari nell’operazione “Money gate che ha reciso un fenomeno, appropriazione indebita e riciclaggio, che non va sottovalutato ma perseguito”.
    “Grazie alla professionalità e alla dedizione della Guardia di Finanza che ha ottenuto uno straordinario risultato, abbiamo ricostruito un quadro di una società che ha saputo creare un vero meccanismo di ingegneria finanziaria – afferma il procuratore Sferlazza – L’accusa a vario titolo nei confronti di 8 persone tra cui il noto imprenditore e proprietario della società “Catanzaro calcio 2011 S.r.l” Giuseppe Consentino amministratore della Gicos import-export S.r.l di Cinquefrondi, è associazione per delinquere, aggravata dalla transnazionalità, finalizzata alla commissione di reati di natura fiscale, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e appropriazione indebita di ingenti somme di denaro in danno della Gicos. Nella qualità di rappresentante legale della Gicos, Cosentino si avvaleva di sistemi collaudati per realizzare reati di natura fiscale ed appropriarsi indebitamente, in danno della compagine societaria e dei creditori, di ingentissime somme di denaro, circa 8 milioni e 873 mila euro accumulate nel corso degli anni tramite versamenti e depositi di contante su conti correnti svizzeri, derivanti da vendite in nero e da utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti”.
    Il procuratore capo nel ribadire la perfetta sinergia tra la Guardia di Finanza e la Procura della Repubblica di Palmi, precisa anche che “dal 2006 al 2008, la Gicos si è avvalsa di fatture per quasi 2 milioni di euro. La maggior parte di queste fatture sono state emesse da una società con sede negli Stati Uniti che ha effettivamente ricevuto i pagamenti dovuti”.
    “Gli accertamenti hanno poi dimostrato che pochi giorni dopo l’accredito delle somme, le stesse venivano restituite con bonifico su conti correnti in Svizzera intestati a società con sede in paradisi fiscali riconducibili a Cosentino. E poi, – continua Sferlazza – dal 2006 al 2011, abbiamo accertato che in Svizzera sono stati effettuati versamenti di contanti per 4 milioni di euro. Di questi, 1 milione è stato versato in contanti il 5 di ottobre del 2011 su un conto corrente denominato “cioccolato” riconducibile alla figlia di Cosentino, Ambra. Queste somme sono state successivamente trasferite su un conto corrente sempre in Svizzera di una ulteriore società estera”.
    Per il generale Gianluigi Miglioli “l’attività della Gdf non taglia le piante ma le sradica e questi sono segnali di legalità per una terra che ne ha bisogno”.
    Pensiero pienamente condiviso dal comandante provinciale Alessandro Barbera che focalizza l’attenzione “su una attività economica di polizia finanziaria che fa cento. Abbiamo l’esigenza di fornire alla comunità intera una azione incisiva anche se, a volte, la Guardia di Finanza viene vista come un corpo di polizia che mette le mani in tasca dei cittadini ma non è così. Cosentino ha omesso di dichiarare per gli anni d’imposta dal 2006 al 2011, redditi per oltre 7,3 milioni di euro”.
    Il Tenente Colonnello Agostino Brigante del Nucleo Polizia Tributaria si sofferma invece sulle “due manovre che hanno permesso di fermare l’attività di appropriazione indebita: trasferimento di denaro all’Estero e incasso di soldi in contanti provenienti da attività della Gicos su conti correnti dei dipendenti”.
    In conclusione, è il comandante del Gico Paolo Nisi a sottolineare l’importanza del “sequestro preventivo per equivalente che permette di sequestrare quel provento su qualsiasi tipologia di bene. Il sequestro preventivo, intende in via generale anticipare il provvedimento di confisca per evitare che la res considerata pericolosa, una volta lasciata nella disponibilità del reo, possa costituire per lui un incentivo a commettere ulteriore attività criminosa. Questo strumento legislativo è particolarmente efficace”.