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Reggio – “Il divorzio dei compromessi sposi”, operetta dalle molte lingue strega il “Cilea”

19 Gennaio 2017
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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Buccirosso al Cilea (1)

di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – “Ho provato a riscrivere in maniera leggera il testo di Manzoni inserendo all’interno canzoni, coreografie, vocaboli nuovi ma anche dei risvolti più coscienziosi, più maturi. Sicuramente, è un romanzo che non è stato deturpato dei suoi sentimenti, dei suoi valori ma dentro c’è qualcosa di quotidiano e lo stesso don Rodrigo è un personaggio più umano, che desidera Lucia per innamoramento tant’è che la sua morte impone un divorzio tra i protagonisti”. Prima di salire sul palco, il regista Carlo Buccirosso ci svela qualche chicca della sua commedia “Il divorzio dei compromessi sposi”, tratta dal celebre romanzo “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni ma interamente riscritta dall’attore napoletano e portata al teatro “Cilea” ieri sera per il quarto appuntamento della stagione “Le maschere e i volti …” promossa da ABC Produzioni in collaborazione con Polis Cultura e patrocinata dal Comune di Reggio Calabria e dal Consiglio Regionale della Calabria. La storia raccontata con toni amari, comici, a tratti farseschi non è altro che un’originale lettura satirica di una delle storie più belle della letteratura italiana. E a renderla ancora più affascinante, ci pensa il genio di Buccirosso che si taglia addosso il personaggio di Don Rodrigo che, come ci svela lo stesso attore, “non è uno stolto, un prepotente ma un uomo pieno di umanità rispetto a quello del Manzoni, un uomo che commuove e, anche la sua morte nel finale, è talmente forte che per non lasciare il gelo in platea, ho inserito un’appendice divertente che fa sorridere il pubblico. E poi, la canzone finale, con la quale si chiude questa storia, è un testamento d’amore che don Rodrigo dedica a Lucia”. Quella di Buccirosso è una parodia riuscita dell’originario testo manzoniano, un musical satirico, un’opera popolare di alto livello. Grazie ad un linguaggio musicale dei personaggi, attraverso canzoni famose riadattate e riambientate in atmosfere e melodie seicentesche, l’eccellente cast guidato dall’istrionico Buccirosso, ripropone la classica struttura della tradizionale operetta musicale. Da subito, si coglie la forza dell’opera caratterizzata dall’uso di svariati dialetti, dal toscano al bergamasco, dal calabrese al napoletano, dall’emiliano al siculo e la vorticosa girandola di numerosi personaggi minori, interpretati dai componenti del corpo di ballo, attraverso canzoni e coreografie, che completano la struttura dello spettacolo. Una ventata di freschezza e giovinezza che lascia indenne la trama ma non la commedia per il quale Buccirosso ha cambiato attori, scene e musiche. Una pièce di un certo spessore e valore condensata in due fantastiche ore e un quarto dove non mancano le risate. In scena, Buccirosso con il suo Don Rodrigo è un usuraio dell’entroterra campano trapiantato sul Lago di Como, un cattivo che non fa paura a nessuno, pur se infastidisce Lucia, una ragazza ingenua e capricciosa tanto da far diventare isterica la povera Agnese. Le novità sono le diciassette canzoni famose adattate con nuovi testi come “Il Triangolo”, “Nessuno mi può giudicare”, “Tammurriata nera”, “Dicitencello vuie”, “Funiculì fumiculà”, con i testi riscritti e le musiche eseguite su strumenti classici come il clavicembalo, l’arpa, il flauto. I personaggi parlano di divorzio, minigonna e microchip, utilizzano termini nuovi il cui significato nel Seicento è ignoto. Il pubblico è letteralmente coinvolto dalla storia e dai personaggi come Lucia che, più che vittima, è colei che strappa tante risate; Perpetua, non è l’originaria popolana, ma una donna che possiede un suo fuoco, i Bravi dell’Innominato non sono poi così tanto “bravi” e don Abbondio è totalmente diverso dal personaggio storico. Insomma, Buccirosso su “quel ramo del lago di Como”, racconta in chiave grottesca, realtà conosciute del nostro Sud, pennellando le problematiche del quotidiano, rese soavi dall’ironia. Il successo dell’opera è evidente grazie anche ad un cast all’altezza di questa parodia complessa, originale e ricca di spunti moderni. Non solo gli attori principali, ma anche quelli investiti di un ruolo minore s’inseriscono alla perfezione nel lussureggiante puzzle. Il corpo di ballo con le coreografie sapienti, i cantanti con motivi famosi e parole ad hoc, completano la struttura di uno spettacolo curato, dove ogni ingranaggio funziona al meglio; incastonato in una scenografia ricca, ora caleidoscopica, ora in ombra, dove la farsa vola con ritmo epico.
Buccirosso al Cilea (2)

Buccirosso al Cilea (3)

Buccirosso al Cilea (4)

Buccirosso al Cilea (5)

Buccirosso al Cilea (6)

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