di Grazia Candido – Due fedeli uomini dello Stato, due Procuratori, uno di Reggio e uno di Catanzaro che, insieme agli uomini della Guardia di Finanza, smantellano il “codice degli appalti della ‘ndrangheta”. Al comando provinciale delle Fiamme gialle, questa mattina, a scrivere un’altra bella pagina di lotta alla criminalità organizzata sono i procuratori capo Federico Cafiero De Raho e Nicola Gratteri che, sotto il coordinamento delle Direzioni Distrettuali Antimafia di Reggio Calabria e di Catanzaro, hanno realizzato un’articolata attività investigativa condotta dal G.I.C.O. (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata), dal Nucleo di Polizia Tributaria di Reggio Calabria e dal Nucleo PT di Cosenza consegnando alla giustizia 35 imprenditori e il sequestro di 54 società molte delle quali con sede a Roma.
“E’ un’indagine particolarmente significativa che, da un lato, evidenzia il lavoro di una squadra altamente professionale e il coordinamento delle Direzioni Distrettuali di Reggio e Catanzaro che ha messo in rilievo il cartello di imprenditori legato alle cosche e che, di volta in volta, ha determinato l’impresa che doveva acquisire i lavori di varie opere – afferma il Procuratore Capo di Reggio, De Raho – Le regole venivano inoltre sovvertite perchè gli unici a partecipare erano gli imprenditori legati alla ‘ndrangheta o inseriti nell’ambito di quel circuito criminale che ha costituito il sistema di acquisizione degli appalti dati poi alle imprese già individuate. Un sistema criminale molto forte smascherato dagli uomini della Finanza che danno un ulteriore segnale ai tanti calabresi onesti che devono farsi avanti e denunciare allo Stato tutto ciò che è illegale. Solo con la denuncia, lo Stato può intervenire”.
Uno Stato che comunque non molla la presa e che, quotidianamente, prova a smantellare un sistema malavitoso radicato ovunque attraverso indagini che si intrecciano tra loro e che portano poi a svelare intrecci nel sistema economico e pubblico. A ribadirlo è il procuratore della Dda di Catanzaro Gratteri che aggiunge: “Questa indagine che non è altro che una costola dell’indagine sul clan Muto di Cetraro eseguita a luglio del 2016, ricorda un fatto accaduto nell’89 quando ero Procuratore aggiunto. Era stato sequestrato il sindaco di Bovalino e rilasciato dopo qualche ora. Un avvenimento che ci ha insospettito tantissimo e dal quale poi, abbiamo notato che in tutti i comuni della Locride c’era un cartello di imprese, una procedura della “media mediata”: si lasciava in bianco la percentuale di offerta e si indicava con la penna il tasso alla ditta che doveva vincere. Purtroppo, le mafie non hanno barriere, si muovono su tutta la Calabria. Dalle indagini poi, abbiamo scoperto che il maggior imprenditore del cosentino, Barbieri, l’uomo chiave, era d’accordo con i Muto. Lavoravano sempre in cordata, a Cosenza come a Cetraro”.
A spiegare meglio i due i filoni di indagine riuniti nella maxi-operazione “Cumbertazione” (operazione di Reggio) e “5 Lustri” (operazione di Catanzaro) e i profili imprenditoriali della criminalità organizzata operante nella piana di Gioia Tauro e nel cosentino, legati al settore degli appalti pubblici, ci pensa il procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci evidenziando il “sistema di gestione illecita e occulta degli appalti” e “l’ascesa di imprenditori, considerati punto di riferimento per i clan Piromalli, Muto e Lanzino-Ruà e per questo, accusati di associazione per delinquere di tipo mafioso, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione e falso in atti pubblici. Vi era una modalità seriale – aggiunge Paci – con buste spedite contenenti indicazioni di offerte con ribassi esigui anche dello 0,15%, modalità comunicative che ricordano quelli dei narcotrafficanti. Per non parlare poi della qualità scarsa dei materiali con cui le opere sono state realizzate. Purtroppo, questo sistema di gestione degli appalti ha trovato nella Pubblica amministrazione un profondo radicamento”.
Il Comandante provinciale Alessandro Barbera ribadisce che “questa operazione, durata un triennio, é una delle più importanti attività della Gdf che colpisce un segmento nel quale la Criminalità organizzata si é insediata e che tra gli arrestati non c’è alcun funzionario Anas”.
Tanti sono i ringraziamenti estesi a tutti gli uomini che hanno preso parte all’operazione sciorinati dal Colonnello Agostino Brigante, dal Maggiore Paolo Nisi che si sofferma sul “codice degli appalti e sul calcolo matematico del taglio delle offerte” mentre spetta al procuratore aggiunto di Catanzaro Giovanni Bombardieri parlare della “collaborazione stretta fra le due Procure e la possibilità di travasare dall’una all’altra parte, le informazioni raccolte che hanno arricchito i diversi quadri indiziari”.
E anche se per il colonnello della Gdf Marco Grazioli “la strada é lunga”, per il tenente colonnello Gianluigi Miglioli “se per gli altri, oggi, é un die horribilis, per noi é un giorno bellissimo perché abbiamo scoperto il codice degli appalti della ‘ndrangheta e gli abbiamo detto di no. Insieme, possiamo vincere e risollevare questa terra che non è altro che un paradiso”.






