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Presentazione del Volume “Racconti dell’Indicibile. Trauma e Memoria in Luisa Valenzuela”

24 Gennaio 2017
in CITTA, Vibo Valentia
Tempo di lettura: 3 minuti
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In prossimità della Giornata della Memoria (che ricorre ogni anno il 27 Gennaio) a Maierato è stato presentato ieri, 22 Gennaio, ore17:00 il volume “Racconti dell’Indicibile. Trauma e Memoria in Luisa Valenzuela” a cura di Rossella Michienzi.
Si tratta della prima pubblicazione di una nuova collana accademica -Collana di studi critici LILM (Lingue, Identità, Letterature e Memorie) – ideata e diretta da Graciela Aletta de Sylvas (Universidad Nacional de Rosario, Argentina), Mario Francisco Benvenuto (Università della Calabria), Maria Bianchi (Università degli Studi di Bergamo) e Rossella Michienzi (Università della Calabria).
L’evento, dopo i saluti del sindaco dott. Danilo Silvaggio, è stato e coordinato dall’Avv. Domenico Servello. Hanno relazionato: Mario Francisco Benvenuto (Prof. di Lingua e Traduzione Spagnola – Università della Calabria), Carlo Colloca (Prof. di Sociologia del territorio – Università degli Studi di Catania), Francesco Lo Giudice (Dott. di Ricerca in Politica, Società e Cultura – Università della Calabria) – Alma Pisciotta (Dott.ssa di Ricerca in Sociologia – Università della Calabria) e la curatrice, Rossella Michienzi (Dott.ssa di Ricerca in Lingua e Traduzione Spagnola – Università della Calabria).
L’evento, che ha visto la sala consiliare di Maierato colma di ospiti (molti venuti anche da fuori) è stato introdotto da un video che ha spiegato tra musica, immagini e testimonianze (quelle dei sopravvissuti alla repressione argentina iniziata con il colpo di stato del 24 marzo del 1976) il focus principale del volume: il trauma culturale argentino (culminato drammaticamente con l’assente-presenza dei desaparecidos).
Ieri Maierato ha dato spazio a tematiche complesse, difficili da affrontare e da elaborare, si è parlato di genocidi e della presunta “indicibilità” dei traumi. Cosa successe nell’Argentina degli anni Settanta? Chi sono i desaparecidos? Cosa significa parlare di trauma culturale? Si può “dire” e “tradurre” il trauma? Quali sono gli effetti del genocidio sulla lingua, la memoria e la cultura? Il dibattito tra accademici ieri si è concentrato su queste domande che hanno mantenuto costantemente alta l’attenzione del numeroso pubblico.
Il prof. Mario Benvenuto ha avviato il dibattito introducendo al contesto storico: i militari argentini una volta al potere organizzarono Centri Clandestini di Detenzione gestiti applicando la tortura in tutte le sue più aberranti forme per estorcere confessioni, per destrutturare la mente e “per umiliare e annichilire fisicamente e mentalmente il sovversivo”. “Bisognava fare terra bruciata delle idee, delle speranze e dei progetti sociali. L’eliminazione del futuro, così come la definisce la sopravvissuta Marta Silvia Ronga nell’intervista rilasciata nel dicembre 2014” come riferisce la curatrice, Rossella Michienzi.

I relatori hanno intrapreso un viaggio attraverso la drammatica storia argentina a partire dal volume “Racconti dell’indicibile” e, nello specifico, dalla letteratura di Luisa Valenzuela. Infatti il volume contiene due racconti brevi della scrittrice argentina, tradotti all’italiano da Rossella Michienzi, che rendono manifeste le relazioni di potere tra vittime e carnefici, torturati e torturatori, relazioni su cui si concentrano i saggi critici che li precedono scritti da: Graciela Aletta de Sylvas (Universodad Nacional de Rosario-Argentina), Mario F. Benvenuto (Università della Calabria), Marina Bianchi (Università degli Studi di Bergamo) e Rossella Michienzi (Università della Calabria).

Il volume vanta inoltre la prestigiosa prefazione della prof.ssa Antonella Cancellier (ordinario di Lingua e traduzione (Lingua spagnola) presso l’Università degli Studi di Padova.

Il coordinatore della serata, Domenico Servello, ha tenuto a sottolineare l’approccio pluridisciplinare del testo nonché l’importanza di osservare la realtà e di interpretare i discorsi che circolano nella sfera pubblica a partire da un consapevole uso del linguaggio. “Il modo in cui ricordiamo il passato, il modo che abbiamo di codificarlo e quindi rappresentarlo incide costantemente sulle memorie presenti e future; dare voce ad esperienze traumatiche attraverso la letteratura significa non soltanto costruire uno specchio della realtà ma crearla e ri-crearla costantemente”.

Si dicono soddisfatti gli organizzatori dell’evento, in particolare il sindaco, Danilo Silvaggio, che in conclusione ha voluto sottolineare l’importanza e la rilevanza di tali dibattiti. Si è parlato dei nessi esistenti tra lingue, letterature, identità e memorie. E proprio sulla memoria si è concentrato Silvaggio in chiusura: “La memoria è l’elemento costitutivo delle nostre identità, così come il linguaggio, un essere senza memoria è un essere che non sa chi è, e un essere che non sa chi è fondamentalmente è un essere che non esiste così come non esiste una collettività se la stessa non va ad edificarsi su una memoria condivisa”.

Insomma, evento riuscitissimo a Maierato che diventa sempre più protagonista nell’organizzazioni di eventi ad alto profilo culturale.

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