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Operazione Provvidenza – De Raho: “Interrotto altro canale della criminalità”

27 Gennaio 2017
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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Operazione Provvidenza – De Raho: “Interrotto altro canale della criminalità”

di Grazia Candido – “Un’operazione particolarmente importante che investe una delle cosche storiche, quella dei Piromalli e che ha ridimensionato la criminalità organizzata nel reggino e non solo”. Al Comando Provinciale dei Carabinieri questa mattina, è il procuratore capo Federico Cafiero De Raho insieme al dottor Rocco Burdo dell’agenzia dogane Roma, al Comandante dei Carabinieri Giancarlo Scafuri, al Procuratore aggiunto Gaetano Paci, al Generale Giuseppe Governale (Comandante Ros CC Roma) e al colonnello Daniele Galimberti (Ros Cc Roma), a tracciare il quadro dell’operazione “Provvidenza” che, coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria e dai carabinieri del Ros, ha documentato le dinamiche associative e gli assetti mafiosi della cosca Piromalli, accertandone l’ormai definitivo e incontrastato dominio su Gioia Tauro e l’egemonia sulla zona tirrenica.
“Quello che spicca immediatamente è un’inedita operatività criminale transnazionale con pluri interessi delle persone oggi tratte in arresto – afferma il procuratore De Raho – Antonio Piromalli, uomo delle cosche di collegamento con Gioia Tauro e la Lombardia, figlio di uno degli esponenti storici della cosca, Giuseppe Piromalli, subito dopo la scarcerazione nel dicembre 2014, aveva fissato la propria residenza a Milano dove operava per volontà del padre perchè non doveva mostrarsi né alle cosche nè alle forze dell’ordine. Qui, si occupava di diverse attività economiche come l’esportazione dell’olio, il mercato degli agrumi, investimenti immobiliari, il settore delle autovetture e anche le palestre. Insomma, era un uomo particolarmente impegnato su più fronti. Dalle indagini poi, si evidenziano due aspetti: da un lato, la struttura militare che continua ad operare in Calabria e, in particolar modo a Gioia Tauro dove il traffico di sostanze stupefacenti continua ad essere l’elemento più produttivo per le cosche, dall’altro, il gruppo dei Piromalli che si muove anche in contrasto con coloro che intendono procedere autonomamente, tant’è che nell’ambito dello scenario, costituisce oggetto dell’indagine anche il tentato omicidio di uno degli esponenti del gruppo avverso”.
Nel tracciare il profilo socio-economico della famiglia Piromalli, il procuratore della Repubblica mette anche in evidenza “l’enorme disponibilità di denaro di Antonio che riesce a muoversi in tantissime attività come quella dell’esportazione di olio verso gli Stati Uniti con partite importanti di prodotto fornito a diversi ipermercati esteri” ma anche “l’inquinamento economico di prodotti contraffatti e spacciati per prodotti italiani”.
“L’olio esportato non era olio extra vergine di oliva bensì olio di sansa che veniva successivamente brillantato per farlo sembrare di oliva nei depositi di Rosario Vizzari con l’etichetta e l’indicazione del frantoio da cui proveniva – continua De Raho – Tra le varie contestazioni vi è infatti, il reato di truffa. Quando Antonio Piromalli va al mercato ortofrutticolo di Milano, gli operatori sbiancano perché capiscono che, da quel momento in poi, lo devono temere. Questo emerge anche dai contatti dei familiari di Piromalli che avendo rapporti con altri soggetti, impongono la supremazia della cosca e lo stesso Francesco Cordì, cognato di Piromalli, è visto come il rappresentante della Calabria”.
Il procuratore capo parla anche di “un certo fermento nelle elezioni di Gioia Tauro del 2015” e dalle intercettazioni, “sono emersi elementi che dimostrano come all’interno della struttura che si occupa di Gioia Tauro, ci siano stati dei contrasti sulla canalizzazione dei voti ma non si coglie esattamente in quale direzione vadano. Però – postilla De Raho – la scorsa settimana, nell’ambito del provvedimento emesso al gruppo imprenditoriale Bagalà, sono anche emersi rapporti di tipo corruttivo con funzionari pubblici e con esponenti dei Comuni”.
E se è stato “interrotto” un altro canale della criminalità organizzata il “merito è del Ros che ha sviluppato attività tecniche e di pedinamento”. Ci tiene a precisarlo il generale Governale che ritorna a Reggio Calabria per “registrare una ulteriore tappa investigativa contro la più agguerrita forma delinquenziale che ha messo radici in Europa. L’attività investigativa ha voluto colpire i Piromalli, una famiglia calabrese che é stata perseguita più volte ma per tanti motivi non è stata neutralizzata. Antonio è un ndranghetista di razza col pedigree che incide in maniera rilevante sulla concorrenza dei mercati e, quindi, sull’economica del Paese”.
Per il Procuratore aggiunto Paci è particolarmente importante mettere in rilievo “la capacità dei Piromalli di diversificarsi sul territorio non solo sul settore agrumicolo ma anche su quello turistico e immobiliare. Forse, per la prima volta, questa indagine ci permette di radiografare l’immenso patrimonio dei Piromalli ma anche tracciare il ruolo attivo delle donne nel sistema mafioso assicurando la filiera comunicativa quando mancavano gli uomini”.
Infine, il colonnello Galimberti puntualizza che “l’organizzazione era ben articolata e seguiva delle regole tipiche della ‘ndrangheta di una volta. Il Piromalli dal carcere dava indicazioni ai parenti su come gestire le attività produttive del territorio e le donne hanno mostrato lealtà a leggi non scritte ma che coincidono col nucleo familiare”.

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