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    Operazione “Borderland”, le cosche: “Qui c’è la legge e poi ci siamo noi”

    “L’operazione riguarda una delle famiglie importanti di ‘ndrangheta che grazie alla sua egemonia riusciva a controllare il respiro ed il battito di un intero territorio. Non si tratta solo di arricchimento o di guadagno dall’attività ma di vera e propria esternazione del potere”.

    Così Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro, nel corso della conferenza stampa, commenta gli arresti avvenuti nell’ambito dell’operazione contro la ‘ndrangheta “Borderland”, eseguita dalla Squadra mobile della Polizia di Catanzaro e dallo Sco, che ha portato in manette 46 persone tutte legate alla cosca dei Trapasso.

    Una potere che oltrepassava i confini della Calabria fino al Nord a Verona, Parma e Reggio Emilia dove “ci sono uomini – ha sottolineato Gratteri – che si sono mossi in queste città per conto di questa organizzazione criminale”.

    Una operazione che ha provato, finalmente, l’esistenza nell’apparato criminale che conta della famiglia Trapasso da sempre legata ai clan Arena e Dragone, ma mai considerata prima d’ora cosca a se stante tale da sedersi ai tavoli “più importanti” della ‘ndrangheta in Calabria. “È allucinante – ha detto l’aggiunto Vincenzo Luberto – come in un paesello come quello di Cutro (in provincia di Crotone, ndr), ci siano più famiglie che si contendono il territorio”. Cutro è, infatti, storico territorio di Nicolino Grande Aracri e della sua omonina cosca. Ma la ramificazione dei Trapasso, secondo quanto emerso dalle indagini, si estendono fino al catanzarese. A Cropani, grazie ai Macrì, famiglia autonoma, riescono a gestire affari suo collaggi turistici. Un controllo così pervasivo che le cosche cercano di controllare anche la.vendita del cocco sulla spiaggia. “Villaggi turistici violentati”, è la precisa espressione utilizzata da Luberto. E ai proprietari delle villette in alcuni villaggi si imponeva il pagamento di una tassa “condominiale” annuale da versare alle cosche per la “sicurezza” delle case.

    Particolare il ruolo del vicesindaco di Cropani, Francesco Greco, che chiaramente come emerge dalle intercettazioni diceva “lo sapete che siamo amici vostri” oppure “voglio andare sulla Gip co n luo e farmi vedere davanti” riferendosi a Nanà Trapasso.

    La cosca addirittura imponeva la propria legge ai turisti. “Qua devi capire – dicevano ad alcuni turisti dopo un incidente avvenuto al maneggio sequestrato – che c’è la legge e poi ci siamo noi”.

    Clara Varano

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