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Vibo – Al Tropea Leggere&Scrivere, Piero Badaloni racconta i crimini del franchismo in Spagna

6 Ottobre 2016
in CITTA, Vibo Valentia
Tempo di lettura: 1 minuti
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Badaloni al Tropea Festival

Il pomeriggio della quarta giornata del V TF Leggere&Scrivere continua con la presentazione del libro-inchiesta di Piero Badaloni “In nome di Dio e della patria. I bambini rubati dal regime franchista” (Castelvecchi, 2014). A Palazzo Gagliardi, Badaloni, giornalista e volto noto del TG1, ha raccontato al pubblico – conversando con il giornalista Alessandro Russo e il dirigente scolastico Raffaele Suppa – il lavoro che ha svolto in Spagna per documentare e dimostrare gli efferati crimini del regime franchista, la dittatura più longeva d’Europa caduta nel 1975 dopo la morte del “Caudillo” Francisco Franco.
In particolare il giornalista, già corrispondente per la Rai dalla Spagna, nel libro parla dei soprusi che commisero i franchisti, rubando bimbi, spesso neonati, alle mamme repubblicane e quindi schierate contro il regime. Alla base di questi gravissimi crimini – si attesta che oltre 300mila bimbi furono rapiti –, secondo la ricostruzione di Badaloni c’è un fondamento neuropsichiatrico: evitare la contaminazione della razza pura dal marxismo. Un episodio storico gravissimo che, secondo il giornalista, coinvolge anche la Chiesa. In nome di Dio, appunto, e, prima, della patria si cercò di giustificare questa pratica propria di un regime totalitario. La giustizia spagnola arriverà molto tardi, trent’anni dopo la caduta di Franco, con il governo socialista di Zapatero che applicherà la legge della memoria storica ridando la dignità perduta alle tante mamme che ancora erano in cerca dei propri figli. “Era doveroso portare al di fuori della Spagna questo scandalo – conclude Badaloni –. La verità deve prevalere su tutto. Prendo come esempio la lezione di Primo Levi, l’importanza della memoria: non solo affinché ciò che è stato non si ripeta, ma anche e soprattutto perché l’impossibilità della rassegnazione all’orrore e alla sua realtà continui a restare custodita nel tempo di chi sopravvive”.

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