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    Presidente Camera Boldrini all’ Unical: “Ponte sullo stretto non è priorità”

    “Penso che il ponte sullo Stretto non sia una priorità in un’Italia dove il dissesto idrogeologico continua a fare danni. La priorità è mettere in sicurezza i cittadini”. A dirlo la presidente della Camera Laura Boldrini, oggi all’Unical per il convegno su “Donne, Mezzogiorno, Europa”.

    “Non può funzionare un’Italia a due velocità:  un nord produttivo ed economicamente più forte e un sud debole e disagiato, con fasce di povertà assoluta che superano il 10%. Anche perché, gli studi dimostrano, che la crescita del Sud vuol dire crescita per l’intero Paese. Dunque il Mezzogiorno deve tornare a far parte dell’agenda politica dei governi nazionali.

    Allo stesso tempo però ritengo che le classi dirigenti del Sud debbano sfruttare al meglio le risorse di cui dispongono. E mi riferisco soprattutto ai fondi strutturali europei: perché è inaccettabile che in tempo di crisi questi fondi non vengano spesi o vengano spesi male, senza un vantaggio concreto sulla qualità della vita delle persone.

    Spenderli bene vuol dire anche far capire ai cittadini il valore aggiunto dell’essere europei. Perché se oggi noi possiamo riqualificare i centri storici, continuare ad avere colture tradizionali, non vivere in città troppo inquinate, mangiare cibi controllati e non tossici è perché rispondiamo ad una serie di regole europee,  mirate a tutelare il patrimonio culturale, le tradizioni e la salute delle persone. Anche questa è Europa, non solo quella che sicuramente non ci piace. Quella delle misure di austerità che non ci hanno consentito in questi anni di crescere e hanno provocato perdite di posti di lavoro e crescenti diseguaglianze”.

    Per la presidente Boldrini c’è poi un altro aspetto importante per chi voglia affrontare una moderna questione meridionale: la condizione femminile al sud:

    “Al Sud resta a casa – senza studiare, senza lavorare, senza frequentare corsi di formazione – una giovane donna su tre. Una situazione allarmante,  con molte ricadute inclusa anche la violenza di genere: sappiamo bene che uno dei canali per uscire dalla spirale della violenza contro le donne è proprio l’indipendenza economica. Una donna che non lavora è meno liberadi lasciare il contesto in cui la violenza si è sviluppata.Soprattutto se sul suo territorio non ci sono le case rifugio o i centri antiviolenza. Ma qui in Calabria avete anche una legge regionale sui centri antiviolenza e le case rifugio, che è addirittura del 2007, cioè ben prima della Convenzione di Istanbul – approvata dal Parlamento in questa legislatura- pietra miliare contro la violenza di genere. Riuscire a finanziarla, tra le mille difficoltà di questa terra che certo non ignoro, sarebbe un segnale davvero importante. D’altra parte non possiamo dire alle donne “denunciate!” se poi le lasciamo sole, senza reti di salvataggio. Penso, ad esempio, alla solitudine della ragazzina di Melito, che ha subito per anni la violenza del branco in assoluto silenzio. In quel caso un silenzio familiare innanzitutto, dovuto anche alla paura di denunciare il figlio di una potente famiglia di ‘ndrangheta. Per questo ho accolto con convinzione  l’invito del Presidente Oliverio ad andare alla manifestazione che si terrà proprio lì, il prossimo 21 ottobre.Perché è un dovere delle istituzioni esserci, manifestare vicinanza e solidarietà alle vittime, e dire no  all’indifferenza” . “E’ una storia terribile – ha detto – di una bambina violentata per anni nel silenzio, nella paura di denunciare qualcuno che poteva danneggiare la famiglia, il figlio di un boss. Trovo doveroso per le istituzioni stare accanto alle vittime e alle comunità che si ribellano”. In tema di violenza alle donne la Boldrini ha anche sostenuto che “l’emancipazione non può essere delegata; ogni giorno, ogni donna deve mettere in atto questa consapevolezza”. Prima di rientrare a Roma la Boldrini ha pranzato nella mensa dell’Ateneo.