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    Reggio – Migranti, veglia eucaristica al porto. “Nei disperati vediamo Gesù”

    Se non c’è una base valoriale solida è impossibile sostenere il peso prolungato di un servizio come quello che i volontari del coordinamento diocesano emergenza sbarchi garantiscono estate e inverno, senza escludere i giorni festivi come Ferragosto o Natale. Con, in più, tutto ciò che viene prima e dopo comprese le dimissioni notturne dagli ospedali, i ricoveri d’urgenza nelle strutture, il recupero di sbandati per le strade, la ricerca spasmodica di letti, succhi di frutta, scarpe, vestiti e medicine. Perché loro, i volontari, più di altri hanno la reale consapevolezza dei tempi emergenziali che viviamo e non nascondono la testa sotto la sabbia di facebook ma cercano soluzioni concrete spezzando a raffica il pane e versando con lo stesso ritmo il vino “perché – spiegano dal coordinamento – nei disperati che arrivano dall’altra parte del mare noi vediamo Gesù Cristo”.
    Un’affermazione di fede che può essere soggettiva e non vuole essere imposta ma rappresenta, piaccia o meno, la base sulla quale il servizio è stato garantito a migliaia di persone fino ad oggi e a quelle che arriveranno domani (e anche il giorno dopo) e l’applicazione pratica dell’ammonimento dell’arcivescovo, ripetuto anche durante la recente processione patronale, per cui “abbiamo bisogno di testimoni credibili più che di maestri”.
    Per rafforzare quella base e per ricordarsi reciprocamente il perché di un impegno è stato organizzato dalla Caritas e dal coordinamento che racchiude tanti soggetti e sigle associative la veglia notturna di preghiera proprio in quella tenda che durante gli sbarchi diventa il fulcro dell’accoglienza. Per una notte i tappeti, i canti, i salmi e il silenzio hanno preso il posto della confusione delle lingue e dell’affanno del servizio. Uno ha dato senso all’altro per riordinare le idee e rinvigorire lo spirito con cui ricominciare domani a camminare sulle strade logore dei migranti.
    E’ stato un momento prolungato di profonda e intensa spiritualità, un ritorno alla fonte evangelica nel luogo in cui essa diventa opera: dare da bere agli assetati, rivestire e dare scarpe a chi arriva senza niente, lenire le ferite, farsi carico dei problemi e sorridere. La veglia, iniziata la sera tardi e terminata all’alba è stata alimentata a turno dai volontari ed è servita per rafforzare un’identità spontanea che, sbarco dopo sbarco, si sta consolidano e sta contribuendo, forse non del tutto consapevolmente, a rendere Reggio uno dei riferimenti sociali più importanti d’Italia con tutti i suoi difetti e gli ampi margini di necessario e urgente miglioramento. “Ci sono tante cose che non vanno o devono essere fatte meglio – spiega un volontario – ma è un dato di fatto che qui si portano avanti azioni concrete che stanno dando dei risultati consolidati”. Risultati e iniziative che vengono studiate e portate all’attenzione di organismi nazionali e internazionali per contribuire alla gestione di un fenomeno epocale che riguarda non la nostra città ma una fetta del pianeta che va dai confini dell’India ai deserti del Sahara.