“Sul caso Melito è tempo di spegnere i riflettori e fare lavorare i magistrati”. Lo ha affermato il garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria Antonio Marziale, tra i relatori del convegno, tenutosi stasera, “Essere genitori tra aspettative, fantasie e realtà”, organizzato da “Obiettivo infanzia”, dall’associazione “Don Cosciotti senza mancia” e dall’Istituto Mediterraneo di psicologia.
Marziale, durante il suo intervento alla sala Federica Monteleone di palazzo Campanella, si è soffermato sul caso delle 13enne di Melito Porto Salvo, vittima di abusi sessuali, usando parole nette: “Chi violenta una bambina è un criminale. Si è parlato molto di centri antiviolenza per le donne, strumenti molto importanti che vanno sostenuti. In questo caso, però, parliamo di una bambina – ha detto– e i responsabili dovrebbero rispondere di pedofilia, un reato che il Parlamento europeo e l’Onu devono riconoscere come crimine contro l’umanità”.
Anche il capogruppo Pd in Consiglio regionale, Sebi Romeo, intervenuto per un saluto, è ritornato sul caso del ‘branco’, nel giorno della visita in Prefettura del ministro con delega alle Pari opportunità Maria Elena Boschi: “Non dobbiamo cadere nell’errore di distogliere l’attenzione dalla vittima, che va messa nelle condizioni di superare questo momento complicato. Chi non ha denunciato, chi è stato complice ha delle grandi responsabilità. Tuttavia, non possiamo cedere alla tentazione di criminalizzare e generalizzare. D’altra parte, non possiamo giustificare o dire ‘se l’è cercata’. A Melito le istituzioni si assumano le proprie responsabilità – ha evidenziato Romeo – e siano conseguenti. C’è bisogno dei centri antiviolenza, di un lavoro sotto l’aspetto culturale indirizzato alla formazione delle giovani generazioni. Non basta l’impegno del ministro, ma serve quello di più persone capaci di dialogare con Melito”.
Tanti i contributi sul tema della famiglia. Lo stesso Marziale ha fatto un’analisi sulla condizione attuale della famiglia e del suo ruolo nella società: “Abbiamo di fronte uno Stato disattento, che sacrifica la famiglia in nome dello spread o delle logiche finanziarie. Stiamo copiando in Italia il perdente modello americano, perdendo di vista quello che rende davvero una famiglia ‘quasi perfetta’: la volontà del genitore di delegare al proprio ruolo. A un bambino occorre una padre e una madre. Dobbiamo rigettare le etichette ‘genitore 1’ e ‘genitore 2’ che rappresentano solamente surrogati di parcheggio. Serve che i genitori sappiano riconoscere le fasi della crescita dei loro figli e non. La priorità nel nostro Paese deve essere una politica sulla famiglia”.
Francesca Adornato (Istituto Mediterraneo di psicologia), psicologa, Roberta Laganà (Obiettivo infanzia), psicoterapeuta, e Alberto Polito (Don Cosciotti senza Mancia), psicologo, hanno presentato il ciclo “Seminari per l’infanzia”. Otto incontri dedicati genitori da ottobre a marzo. Il primo appuntamento si svolgerà sabato 17 ottobre alla Ludoteca Babyland sul tema “Il neonato sente, vede annusa: come stimolare i suoi sensi”.
“Il mondo dell’associazionismo e del libero professionismo vuole mettere a disposizione le proprie competenze. Alle istituzioni chiediamo di darci gli strumenti”, ha affermato Polito. “Vogliamo allargare questa rete: la nostra idea – ha spiegato – è quella di costituire un gruppo di associazioni che agiscono a tutela delle famiglie e dell’infanzia”.
Le conclusioni del convegno sono state affidate all’ex parlamentare Maria Grazia Laganà Fortugno che ha fornito alcuni dati indicativi sulla famiglia e sullo stato dell’infanzia in Italia e nel contesto europeo, ponendo l’attenzione sulla necessità di mettere in campo politiche tese a contrastare la povertà educativa: “In uno scenario così frammentato. Occorre comprendere tutti gli aspetti che contraddistinguono la genitorialità, partendo dal fatto che essa non può essere confinata alla procreazione, ma occorre fare un salto di qualità. In questo senso, sarebbe opportuno recuperare la consapevolezza del ruolo di genitore, le cui scelte hanno ricadute nel contesto sociale e familiare.
“Una globalizzazione selvaggia e priva di punti di riferimento – ha spiegato l’ex parlamentare – sembra aver messo in secondo piano i valori veri della famiglia. Occorrono, oggi più che mai, politiche per la famiglia, tenendo conto delle modificazioni sociali in atto. Un bambino su quattro in Europa è a rischio povertà. In Italia la crisi ha portato la povertà assoluta in tante famiglie. Alla luce di questo quadro drammatico, abbiamo assistito al taglio nazionale dei fondi dedicati al sociale e a quelli, diretti e indiretti destinati ai minori; anche le risorse alle famiglie e alle politiche giovanili sono state ridimensionate”.
Per la Laganà, “è necessario riempire di contenuti le indicazioni dateci dalla commissione europea nel 2013 per l’annullamento delle diseguaglianze e rilanciare una nuova alleanza e una rinnovata cooperazione tra famiglia e istituzione scolastica”.





