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Reggio – “La cosa pubblica” a Zimbalatti: “Non ci definisca sedicente. Il modo di amministrare è poco chiaro”

21 Agosto 2016
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 4 minuti
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“La replica dell’assessore Zimbalatti alla notizia dell’esposto presentato in Procura sulla vicenda dell’assegnazione delle strutture sportive di viale Messina è un tentativo di distrarre l’attenzione dai rilievi che gli vengono mossi, con attacchi ai suoi interlocutori tanto personali quanto inopportuni”. Così in una nota l’associazione “La cosa pubblica” che aggiunge: “Come si ricorderà, infatti, assieme al segretario cittadino del PCI Ivan Tripodi, abbiamo chiesto alla Procura della Repubblica di appurare se fosse corretta l’assegnazione della struttura sportiva attingendo a una graduatoria di ben otto anni fa, invece di ricorrere a un nuovo bando.
Nella sua replica, Zimbalatti, non fa che confermare i nostri sospetti, ovvero che il modo di amministrare della giunta Falcomatà sia poco chiaro. Come per il Miramare, anche per i campi di viale Messina si utilizza la scusa del “tempo” che si perderebbe nel seguire procedure trasparenti, per rimandare l’emanazione dei bandi ad un momento successivo. Eppure il tempo c’è stato, eccome: oltre un anno in cui, invece di redigere un bando, Zimbalatti a quanto pare era alla ricerca, almeno dai primi di marzo di un escamotage tecnico per concedere i campi alla società seconda nella vecchia graduatoria.
Non è la prima volta che “La cosa pubblica” chiede chiarimenti all’amministrazione e a Zimbalatti su procedure di questo tipo: per Avr affidataria di servizi senza gara con pretestuose giustificazioni; per il servizio di assistenza scolastica, affidato in via d’urgenza; oggi per via Messina. C’è sempre un ostacolo, guarda caso, che sconsiglia rigorose, aperte a tutti e trasparenti. È, come abbiamo spesso ricordato, que che gli inquirenti definiscono “metodo Cammera”, oggi rivendicato da Zimbalatti nella sua replica: “E’ ovvio ed evidente a tutti che il tempo necessario ad emanare un nuovo bando, che comunque verrà predisposto nelle more dell’esaurimento del tempo di concessione, avrebbe ulteriormente rallentato l’affidamento del centro sportivo”.
Scuse!
Invece di rispondere nel merito, Zimbalatti, dopo il silenzio cui ci aveva abituato, si lascia andare a una serie di provocazioni non attinenti al merito della questione. “La cosa pubblica”, che egli bolla come “sedicente”, ha organizzato, solo nell’ultimo anno, una serie di partecipate iniziative pubbliche, a una delle quali –su importanti proposte per servizi municipali- anche Zimbalatti è stato invitato ad intervenire, cosa che si è ben guardato dal fare assieme alla sua maggioranza, che ha rifiutato compatta il confronto con la sola eccezione della consigliera Serranò.
Non pretendiamo che le attività della nostra associazione incontrino le simpatie dell’assessore, ma ci irrita profondamente l’uso dell’aggettivo “sedicente” perché, oltre ad essere improprio in questo caso, “sedicenti” è lo stesso termine utilizzato dai consiglieri di maggioranza per bollare le associazioni facenti capo a Paolo Romeo, quando, all’indomani degli arresti, scoprirono di colpo l’urgenza di negare le interlocuzioni ripetute e risalenti nel tempo tra l’amministrazione e quelle sigle. Associazioni che, sia detto per inciso, non ci risulta abbiano ricevuto da Zimbalatti, Falcomatà e compagnia la medesima ostilità a noi riservata, ma che, al contrario, si sono viste beneficiate persino da delibere di giunta, come la n. 99 del 10 luglio 2015, che vede Zimbalatti fra i firmatari.
Infine, per evitare di affrontare le vere questioni, si produce in un puerile tentativo di agitare lo spettro di un improbabile conflitto di interessi in capo a me per il fatto che mio padre, avendo assistito il precedente affidatario della struttura di via Messina, rimasto soccombente in primo grado, sarebbe stato ansioso di rivalersi attraverso l’iniziativa politica e giudiziale del figlio. Mi chiedo, a questo riguardo, come abbia fatto Zimbalatti a non comprendere quanto suponiamo abbia letto dell’esposto, che sottolineava proprio la necessità di un nuovo bando. Il che significa, non me ne voglia l’Assessore se lo ripeto, che secondo noi il vecchio bando, cioè quello che vedeva prima l’Ati Segato-Hinterreggio e seconda l’Asd Valanidi, risaliva a 8 anni fa e non poteva più essere utilizzato.
Mi permetto di rilevare, poi, che Zimbalatti dovrebbe sapere che può esserci conflitto di interessi solo in capo ad un amministratore, non a un cittadino singolo, o ad una associazione. Immotivato e imbarazzante è, quindi, il richiamo dell’Assessore ad un conflitto di interessi in questo caso. Il fatto che Zimbalatti sia lo stesso che in un’intervista a Rtv mostrò di non avere ben chiara la differenza tra i termini “perseguitare” e “perseguire” (i dimenticati cittadini di Arghillà, per giunta!) forse spiega, ma certo non giustifica.
Per non farsi mancare nulla, ancora, Zimbalatti ci invita a tacere perché contagiati dal “casato” dei Tripodi, la cui compagnia evidentemente non gli dispiaceva alle ultime elezioni comunali, nelle quali era alleato di quel Pdci che ora critica con tanto astio. Non si preoccupi, l’assessore: per noi, figure come il senatore Girolamo Tripodi, al di là di ogni legittima critica politica, sono l’esempio di una sinistra che ha sempre lottato per il riscatto del popolo calabrese e contro la ‘ndrangheta in ogni occasione. Di fronte a figure come queste, noi siamo abituati al rispetto.
In aggiunta, ci invita a tacere per via del risutato elettorale del 2014. Informiamo l’assessore che la campagna elettorale è terminata. Adesso la responsabilità amministrativa è sua come suo è il dovere di produrre risultati che ancora non si vedono. Tuttavia, dobbiamo ricordargli che quella campagna elettorale l’abbiamo fatta, assieme ad altri, per difendere l’idea di una città davvero diversa e più giusta, nella quale i servizi tornassero pubblici e non fossero come sempre occasione per il lucro dei privati, mentre Zimbalatti e Falcomatà erano e sono per cedere tutto ai privati (persino senza bandi!).
La nostra lista, aggingiamo a beneficio dello smemorato assessore, non ha dato spazio a rinviati a giudizio per gravi reati come quella che ha eletto Zimbalatti, né è diventata, dal giorno dopo le elezioni, come sempre quella in cui era condidato Zimbalatti, una “lista di collocamento”, cui attingere per concedere consulenze o contratti di portaborse, magari all’ombra di consiglieri regionali che qualche anno fa giravano con il bagagliaio dell’auto carico di armi! Tutti argomenti su cui Zimbalatti mantiene lo stesso rigoroso silenzio che intima a noi.
La verità è che, come il nostro risultato elettorale, anche il nostro modo di fare politica è assai diverso dal suo e, per quanto si scomponga, sappia Zimbalatti che non sarà certo lui a farci tacere e che, anzi, siamo pronti, da subito, a sfidarlo a dibattere in pubblica piazza tutti gli argomenti che riguardano il suo settore.
In quell’occasione, se non vorrà continuare a fuggire davanti al confronto, dovrà dare risposte, oltre che sugli impianti di viale Messina, anche sul perché ai dipendenti del Comune adibiti al controllo di Avr e degli altri servizi viene di fatto impedito di agire; su come crede di tutelare i cittadini tartassati, mentre l’Ente decide di non controllare la qualità, la quantità e la congruità economica del servizio di raccolta rifiuti; sulla omessa della cura del verde al centro e in periferia. Tutte cose che da mesi rimangono senza risposta, ma noi, lo ricordi Zimbalatti, continueremo a parlare, a controllare, a porre domande e avanzare proposte. Se desidera silenzio, si accontenti della silente minoranza in consiglio comunale”.

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