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    ‘Ndrangheta – Reggio e provincia nella relazione Dia: il patrimonio identitario

    Innovazione, capacità di adattarsi ai contesti esteri ed extraregionali, esplorando nuovi ambiti commerciali. E’ una ‘ndrangheta che si trasforma, si evolve, mette radici fuori dalla Calabria e si espande. La conferma arriva dalla relazione del ministro dell’Interno al parlamento dell’attività svolta e dei risultati conseguiti dalla Direzione investigativa antimafia nel secondo semestre del 2015.
    I risultati economici del “gruppo” dipendono in larga parte dai proventi realizzati fuori dalla regione e all’estero. Due sono le macroaree in cui si muove la ‘ndrangheta: l’accumulazione dei capitali, come maggiore player internazionale del narcotraffico, e il riciclaggio e il reimpiego dei proventi illeciti.
    E’ una strategia colonizzatrice quella adottata dalla ‘ndrangheta. Sul piano internazionale, si registrano maggiori contatti diretti tra le cosche e frange di cosa nostra stanziate in Canada e negli Stati Uniti, finalizzati prevalentemente ai grandi traffici internazionali di stupefacenti sulla rotta atlantica. Appaiono esposti alle interferenze delle cosche le realtà estere disallineate, sul piano normativo dei mercati finanziari e delle economie: i Paesi africani, quelli dell’ex Unione Sovietica, dell’Asia e del continente australiano, che rappresenta un forte fattore di rischio in termini di individuazione delle transazioni finanziarie sospette.
    Un fenomeno criminale globale, dunque, che è riuscito a radicarsi all’estero, grazie anche alla rete relazionale che le cosche sono riuscite ad intessere con professionisti, operatori economici e ed esponenti del mondo della finanza, “disponibili a prestare la propria opera per agevolarne gli interessi”.
    La forza della ‘ndrangheta – è scritto nella relazione la Direzione investigativa antimafia – non è solo nell’unitarietà, che pure esiste, ma nel “patrimonio identitario”, ovvero su quella che in altri termini può essere definita una “grammatica ‘ndranghetista” che appartiene a tutti gli affiliati. La ‘ndrangheta, difatti, risulta essere un’organizzazione criminale che opera, da un lato, alla stregua di una holding e, dall’altro, cementa i patti mafiosi attraverso pratiche medioevali, come i matrimoni forzati.
    Sul piano “interno”, emerge l’interesse della criminalità organizzata calabrese nella gestione dei finanziamenti pubblici, specie quelli destinati al Mezzogiorno, gli accordi di programma per gli investimenti su poli commerciali e la filiera agroalimentare. I piani di lottizzazione per le realizzazioni edilizie e turistico-alberghiere, le opere di riqualificazioni dei centri urbani e quelle del rilancio delle zone industriali dismesse, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti e gli investimenti nelle fonti energetiche alternative.

    Provincia Reggio Calabria

    “La dimensione sociale e i rapporti economici della provincia reggina continuano ad essere condizionati da una diffusa prevaricazione della ‘ndrangheta”. Il “crimine”, struttura sovraordinata, insieme a ‘ndrine e locali controlla le tre macroaree della provincia: la città di Reggio e le zone limitrofe, la Piana e la “Montagna”, cioè la fascia ionica.

    La città e gli interessi sulle scommesso online

    A Reggio perdurano le intese ‘ndranghetistiche stabilite dai De Stefano, dai Condello, dai Libri e dai Tegano. Tra le principali cosche operative nel capoluogo si segnalano i Serraino, i Ficara-Latella, Lo Giudice, i Borghetto-Caridi-Zindato-Rosmini, i Labate e gli Alampi.
    Nuovi interessi e nuove strategie sono state riscontrate L’operazione “Gambling” ha fatto luce sugli interessi della ‘ndrangheta verso il mondo delle scommesse e dei giochi online. In questo settore, secondo quanto emerso dalle indagini, l’organizzazione criminale ha dimostrato di sapersi comportare alla stregua di una vera e propria holding dell’illecito, partecipata in primis dalla cosca Tegano, con ruoli decisionali affidati a soggetti affiliati ai Pesce, Lo Giudice, Ficareddi, Alvaro e Cordì, cosche appartenenti ad altre aree della regione.
    Una strategia di impresa che non ha trascurato “la possibilità di fare aderire alla propria rete commerciale anche imprese colluse con Cosa nostra e la camorra. Una rete commerciale struttura gerarchicamente, che dal territorio reggino era in grado di controllare società in Austria, Spagna e Romania, attraverso una società di riferimento stabilità a Malta, che in passato aveva operato utilizzando anche licenze dalle Antille olandesi e di Panama”.

    La Piana, il versante tirrenico: Porto di Gioia Tauro rotta privilegiata per il narcotraffico

    In questa parte della provincia si registra il predominio dei Piromalli e dei Molè nella Piana di Gioia Tauro e quello dei Pesce e dei Bellocco nella zona di Rosarno. Le cosche sono accomunate dalla forte spinta di internalizzazione dei traffici illeciti e dalla capacità di infiltrare il tessuto economico nazionale ed estero.
    Il Porto di Gioia Tauro continua a rappresentare una rotta privilegiata del narcotraffico internazionale e del contrabbando di tabacchi, così come confermato dai vari sequestri operati dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Dogane. Rimane molto forte, inoltre, lo sfruttamento delle risorse economiche del territorio, attraverso l’acquisizione e la gestione delle attività imprenditoriali del territorio, quale naturale conseguenza delle estorsioni praticate con atti intimidatori.

    La “Montagna”, il versante ionico: nuovi ambiti commerciali

    Nell’ultimo semestre non si sono verificate variazioni nella geografia criminale, con le locali di San Luca, Africo, Cirella di Platì, Siderno, Marina di Gioiosa Jonica e Gioiosa Jonica che confermano la dimensione transnazionale del traffico di droga della ‘ndrangheta. Stati Uniti d’America, Canada e Paesi del Nord Europa, le aree di riferimento.
    Significativa l’operazione “Acero connection”, attraverso la quale gli inquirenti hanno smascherato gli gli interessi della cosca Commisso di Siderno in Olanda, arrivata ad infiltrare il settore della floricoltura per la gestione di traffici illeciti per l’attività di riciclaggio. Risultanze investigative che coincidono con l’espansione della criminalità organizzata calabrese verso ambiti commerciali sempre nuovi.

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