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Operazione ‘Mamma Santissima’ – Perquisizioni a Palazzo Campanella

19 Luglio 2016
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 2 minuti
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Pugliano: ”In estate possibile emergenza rifiuti se i Comuni non pagano oneri alla Regione”

I carabinieri del Ros stanno eseguendo una serie di perquisizioni nella sede del consiglio regionale. L’operazione di questa mattina fa seguito all’indagine “Mammasantissima” di qualche giorno fa. Le perquisizioni molto probabilmente sono dovute ai rapporti che gli indagati, in particolar modo l’ex sottosegretario Alberto Sarra e il senatore Antonio Caridi avevano con Palazzo Campanella (LEGGI QUI I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE).

Si cercano atti e documenti a sostegno dell’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia reggina che ipotizza l’esistenza di una cupola segreta legata alla ‘ndrangheta che negli anni avrebbe fatto eleggere consiglieri comunali e sindaci, con proiezioni nel Consiglio regionale calabrese e in Parlamento.

L’operazione ha chiamato in causa anche le amministrazioni comunali e provinciali reggina di Scopelliti e Fuda che ha portato ad una serie di perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici (LEGGI QUI).

Alberto Sarra ed il senatore Antonio Caridi nel corso della loro attività politica sono stati componenti del Consiglio e della Giunta regionali. Un altro indagato, Francesco Chirico, ex dipendente regionale, inoltre, è lo zio del boss Giuseppe De Stefano e, secondo gli inquirenti, rappresenta il collegamento tra i cosiddetti “invisibili” della ‘ndrangheta e la parte conosciuta.

Intanto sul coinvolgimento del Grande oriente d’Italia nella vicenda “Mamma Santissima” arrivano i chiarimenti del Gran Maestro. “Nella ricostruzione delle vicende giudiziarie che riguardano l’inchiesta di Reggio Calabria sull’intreccio di poteri occulti che avrebbero controllato e condizionato la vita della città, e’ stata tirata in ballo anche la presenza della massoneria e di alcuni personaggi che sarebbero affiliati ad essa”. Lo sostiene, in una dichiarazione, Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia.
“Il Grande Oriente d’Italia, pur non avendo nulla a che fare in termini di ruolo, di logge e dei suoi iscritti con la vicenda in oggetto – aggiunge Bisi – è stato poi strumentalmente e forzatamente evocato in tale contesto dagli organi d’informazione, facendo ricorso alle dichiarazioni rese da un ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia alla magistratura nel 2014”.

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