“Agenzia sociale, economica” per dominare Reggio. Questo è diventata secondo gli inquirenti la ‘ndrangheta attraverso gli invisibili. E realizzava questo scopo grazie alle società miste del Comune di Reggio Calabria che rendevano le cosche una vera e propria “agenzia di collocamento di forza lavoro”. Così ingrassavano le tasche dei boss. Le agenzie miste erano nel totale dominio e possesso della ‘ndrangheta. E su questo il pm Santoro non ha dubbio alcuno.
“Il meccanismo perverso che si è determinato – si legge nell’ordinanza di Mamma Santissima – ha visto i politici interagire con la ‘ndrangheta, creare un sistema clientelare di assunzioni che ha servito entrambi i poli del patto sinallagmatico. Da un lato la ‘ndrangheta si è ingrassata, dall’altro, ha giovato finanche di assunzioni, in ogni caso i clientes della politica si sono inseriti nelle società miste, le hanno sfiancate con le continue forme di drenaggio di risorse economiche e con le assunzioni richieste ed ottenute, con il risultato che si è creato un sistema di malaffare, in cui l’interesse pubblico sotteso alla ragione per cui il legislatore aveva previsto le società miste è passato veramente sullo sfondo. E, peraltro, esse sono divenute uno dei momenti dimostrativi della capacità della ‘ndrangheta di essere agenzia sociale, economica, il vero dominatore di questa area”.
Così si creava il bacino elettorale per sostenere il candidato della ‘ndrangheta. Un meccanismo “diretto dalla componente riservata, che ha, con saggezza, prudenza, costanza, preparato il terreno che ha consentito, per primi ai De Stefano, di lucrarne enormi vantaggi in termini non solo economici ma anche di riconoscenza sociale. E ciò si è verificato per i De Stefano come per i Tegano, per i Fontana e per tutte le altre cosche poi intervenute nel settore dei rifiuti con riguardo alla Leonia … Ovvio era che l’interlocuzione preliminare a tale progetto non potesse avvenire con la parte visibile della ‘ndrangheta da parte di chi era disposto a questa cessione di sovranità democratica. Ecco perché è intervenuta, in quei frangenti, quella componente riservata che esisteva già da tempo e che faceva capo a Giorgio De Stefano ed al suo storico sodale Paolo Romeo”.
“Insomma – scrive il gip – il grande tema, per la ‘ndrangheta, era (ovviamente non solo quello ma, sul versante pubblico, precipuamente) quello del controllo delle società miste: tutte. E un uomo che, come Romeo, conosceva le dinamiche proprie di una competizione amministrativa in cui aveva finanche deciso quali liste dovessero essere presentate, e quali candidati, e che aveva eletto Antonio Stefano Caridi a prossimo uomo di governo, non poteva che conoscere tutte le dinamiche sottese alla distribuzione delle esternalizzazioni”.





