di Grazia Candido (foto Aldo Antonio Fiorenza) – Un intreccio dove di chiaro c’è ben poco ma di sicuro non manca il talento e la professionalità di un eccellente cast di attori legati l’uno all’altro da una storia senza esserne consapevoli. Al teatro “Cilea”, ieri sera è andato in scena il capolavoro letterario della regina del giallo Agatha Christie, “Dieci piccoli indiani….e non ne rimase nessuno”, secondo appuntamento del prestigioso festival “Catona Teatro” della Polis Cultura. La versione presentata dal regista spagnolo Ricard Reguant, è stata un enorme successo sia a Madrid la scorsa stagione che a Barcellona, e il punto di forza di quest’opera sta nei personaggi che sono ben caratterizzati e delineati nelle loro profondità interiori. Come scrive Reguant nelle note di regia “questa nuova versione teatrale, si adatta ai tempi e all’estetica del momento facendo godere il pubblico nella ricerca dell’enigma preparato dalla signora Agatha; questi dieci “piccoli indiani” bloccati nell’isola sono vittime o assassini? Questa è la stessa domanda che la scrittrice pone a se stessa mostrando al pubblico il lato nascosto di una classe borghese e aristocratica mischiata insieme in un’unica arena. Sembra quasi una vendetta della stessa Christie verso la classe dirigente nella società inglese in cui la scrittrice vive agiatamente e dalla quale vuole evadere costringendosi a diventare lei stessa la carnefice dei suoi personaggi”.
Di sicuro, in questa pièce spicca l’accuratezza dei dettagli nella narrazione, la tipologia dei personaggi mai privi di spessore e che mostrano le loro passioni, paure, sentimenti. La scena rispetta i suggestivi anni 40’ con una scenografia in stile Art-Decò, utilizzando i colori bianchi e neri, che hanno dato impatto visivo ad uno spettacolo che coinvolge dieci attori della scena italiana, per la prima volta tutti insieme, di varie generazioni e background artistici differenti. Giulia Morgani, Pierluigi Corallo, Caterina Misasi, Pietro Bontempo, Leonardo Sbragia, Mattia Sbragia, Ivana Monti, Franco Graziosi, Luciano Virgilio, Carlo Simoni sono i protagonisti dell’enigma della camera chiusa, in più l’assenza di un detective che indaga sul luogo mette al centro della scena i delitti e i personaggi con le loro contraddizioni, evidenziandone le dualità tra bene e male, tra verità e menzogna, mentre una giustizia implacabile e quasi autonoma, fa il suo corso naturale punendo i colpevoli. Dieci persone che non si sono mai conosciute prima vengono invitate da un misterioso signor Owen, a soggiornare insieme, ciascuna con un pretesto diverso. Ben presto, scopriranno due cose: di essere completamente isolati dal resto del mondo e di avere in comune un’ombra inquietante sul proprio passato. La convivenza si trasforma in una micidiale trappola nella quale ognuno ricopre, contemporaneamente, il ruolo di investigatore, sospettato e probabile vittima. L’assassino, fin dall’inizio, tramite la sua voce registrata su un grammofono, accusa i dieci ospiti di aver commesso crimini che la giustizia non ha potuto punire. Chiusi in quel luogo che altro non è che una vera trappola, le dieci persone iniziano ad essere uccise a una a una, seguendo le rime di un’antica filastrocca. L’opera teatrale differisce dal romanzo nel finale, in quanto, la Christie, non volendo dare al pubblico una chiusura considerata troppo drammatica per quegli anni, decise di cambiarla con un lieto fine, che oggi risulta un po’ deludente e frettoloso. Per questo motivo, in accordo con la Agatha Christie limited, la versione diretta dallo spagnolo Reguant recupera il finale originale, caratterizzato da uno svolgimento mozzafiato che gli autori dello spettacolo dicono “renda giustizia all’adattamento”. E i continui applausi del pubblico, ieri sera, lo hanno confermato.









