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    L’inferno di giovani nigeriane costrette a prostituirsi. Maman e voodoo: “grandi” minacce

    Lo avevamo raccontato con dovizia di particolari qualche anno fa, ma oggi torna prepotentemente attuale il tema dello sfruttamento della prostituzione di giovanissime extracomunitari, prevalentemente africane. Nel 2012 il nome di fantasia usato era Mary. Siamo, invece, nel giugno 2016 ed i loro nomi sono molti di più quando la Guardia di finanza con l’operazione “Boga” smantella una associazione per delinquere trasnazionale dedita alla riduzione in schiavitù e molto altro. E torna ad essere coinvolta la Calabria, questa volta Reggio.

    I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo, infatti, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Maurizio Scalia e dai sostituti Calogero Ferrara e Annamaria Picozzi, hanno eseguito, con la collaborazione della Stazione Navale della Guardia di Finanza di Palermo, il fermo di 3 soggetti di nazionalità nigeriana e 1 soggetto di nazionalità ghanese, tutti dediti ad attività criminose nell’ambito di un’associazione per delinquere transnazionale operante tra Africa (Nigeria), i paesi del Maghreb (soprattutto la Libia) e l’Italia (Lampedusa, Agrigento, Palermo, Reggio Calabria, Napoli e Padova), finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e alla tratta di esseri umani nonché alla commissione di altri gravi reati contro la persona, in relazione al trattamento inumano cui erano sottoposti i migranti prima e durante il viaggio, e allo sfruttamento della prostituzione delle giovani donne nigeriane introdotte nel territorio italiano.

    Il Voodoo come minaccia

    Le attività investigative del Gico hanno consentito di appurare che l’associazione per delinquere introduceva in territorio italiano cittadine nigeriane, al fine di indurle, una volta arrivate, a prestazioni sessuali sino a determinare il loro sfruttamento. In particolare a fronte della ingannevole promessa di opportunità lavorative in Italia, erano indotte ad assumersi un debito di 30 mila Euro, quale pagamento del viaggio e per l’avviamento al lavoro, approfittando, tra l’altro, della situazione di vulnerabilità psicologica determinata dalla celebrazione di un rito “Voodoo”, quale garanzia del debito. Nel trasferimento dalla Nigeria alla Libia, erano costrette contro la loro volontà a permanere presso strutture di detenzione libiche nella disponibilità dell’associazione criminale, per poi essere imbarcate alla volta dell’Italia. Appena giunte in Italia, erano costrette a prestazioni sessuali e alla prostituzione con l’obbligo di riscattare progressivamente la somma concordata per riottenere la libertà ed evitare conseguenze lesive per loro ed i familiari in Nigeria.

    La maman

    Tra i responsabili spicca la figura di una maman che, oltre a gestire le risorse logistiche funzionali all’associazione, assumeva la veste di vero e proprio “collettore” delle somme di denaro guadagnate dalle vittime e di dominus del vincolo di assoggettamento, determinato dai riti “Voodoo”. La vicenda è inoltre emblematica in quanto, accanto alle dinamiche attuali del traffico di migranti, in cui i soggetti criminali svolgono una funzione assimilabile a quella di un’agenzia di viaggio che assicura il solo arrivo nel posto pattuito, disinteressandosi del futuro della persona introdotta in Italia, se ne è affiancata un’altra, molto più grave: quella della tratta degli esseri umani, in cui, di norma, il destino della persona introdotta illegalmente in Italia ha una rilevanza fondamentale per il trafficante, in quanto i suoi guadagni deriveranno dal futuro impiego del migrante stesso.

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