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Reggio – Uil: “Ai Riuniti l’ospedale sarà ad immagine e somiglianza della Triade Aziendale”

9 Maggio 2016
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 2 minuti
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“Un atto fondamentale (si fa riferimento all’Atto Aziendale dei Riuniti di Reggio Calabria, ndr), non può prescindere da un confronto ampio e multilaterale. Confronto che la legge prevede, in modo pregiudiziale, alla sua stesura ultimativa. Confronto interno ed esterno all’Azienda stessa con ogni portatore di interesse, sia esso dipendente, malato, cittadino, sindacato, politico, associazionistico, etc”. A parlare in un comunicato stampa è il segretario provinciale della Uil reggina, Nuccio Azzarà che denuncia la stesura dell’Atto Aziendale da parte del Bianchi Melacrino Morelli, ad opera dei soli commissari.

“Era veramente impensabile – si legge nella nota – solo immaginare come l’Azienda Ospedaliera BMM di Reggio Calabria potesse procedere autonomamente all’approvazione del suo Atto Aziendale nel chiuso delle proprie stanze. Eppure è successo e, per sincerarsene, basta leggere la deliberazione n. 412 del 5 maggio 2016. Infatti, la Triade Aziendale, “Benedetto – Carpentieri – Albanese”, ha licenziato, in modalità autoreferenziale, l’espressione massima della concertazione sociale: l’Atto Aziendale!”

L’Atto Aziendale è, per eccellenza, l’atto fondativo di ogni Azienda Pubblica ed è una sorta di costituzione, di patto che indica i valori e i principi a cui si ispira l’Azienda Sanitaria. È il contratto che il Management stipula con l’Azienda, con i cittadini, con le istituzioni con i suoi dipendenti. È lo strumento che stabilisce cosa fa l’azienda, come e con chi lo fa. È il mezzo attraverso il quale risponde al bisogno sanitario coniugando, nel miglior modo possibile, la clinica alla disponibilità economica.

Con l’Atto Aziendale, l’Istituto – qualunque esso sia – disciplina, nel rispetto della normativa vigente, degli accordi di lavoro e della pianificazione regionale e locale, il funzionamento dell’Azienda Sanitaria e delle sue articolazioni strutturali. Definisce i compiti e i livelli di responsabilità dei suoi dirigenti e la loro assegnazione alle diverse strutture organizzative. Conforma il proprio assetto organizzativo in virtù della propria autonomia imprenditoriale. Definisce le sue linee strategiche generali e gli aspetti dinamici della gestione aziendale.

“In tutto ciò, la cosa che fa più paura – scrive ancora Azzarà – è il solo pensare che essi- la Triade – abbiano solo potuto immaginare di essere autosufficiente al punto da non doversi confrontare con nessuno.
Qui stiamo parlando di una Triade che alle prese con lo scandalo che riguarda il reparto di Ostetricia, non solo non ha trovato lo “spunto” per dimettersi, ma continua a gestire l’Ospedale come se fosse un istituto privato.
Fa “paura” immaginare quali possano essere state le ragioni che hanno “trovato” per istituire una Unità Organizzativa al posto di un altra, un Servizio Dipartimentale piuttosto che un altro. Una sola anticipazione: Endocrino chirurgia. Un’unità operativa che, da noi, non serve a nulla e sul cui scopo potremmo tornare più avanti.
Questi, è un Management che così potrebbe “confezionare” un ospedale fatto a propria immagine e somiglianza.
Quello, anche, che non si comprende è come mai l’avvocato Falcomatà, il nostro Sindaco massima autorità sanitaria non abbia avuto nulla da ridire. Si sono confrontati almeno con lui?
Vi dico di più. Non solo con il nostro Sindaco, ma alla vigilia della costituzione della Città Metropolitana, il Management ospedaliero si sarebbe dovuto confrontare con l’intera Conferenza dei Sindaci cercando, con loro, le giuste sinergie fra l’Atto Aziendale della BMM con quella dell’ASP dove essa ricade. Ma di tutto questo nulla!”.

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