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    ‘Ndrangheta – I Fontana dagli anni ’80 ad oggi: troppi beni, Gdf porta via tutto

    Nei confronti degli appartenenti alla cosca “Fontana”, già dominante nel quartiere reggino di Archi, è stata anche eseguita la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza oltre al sequestro nonché alla confisca, complessivamente, di 5 imprese operanti nei settori della riparazione e rivendita di autoveicoli, commercio al dettaglio di carburanti per autotrazione e compravendita di immobili, di 14 fabbricati, 20 terreni, 43 automezzi e di diversi rapporti finanziari personali e aziendali, il tutto per un valore stimato pari a circa 27 milioni di euro.
    Si tratta Giovanni Fontana cl. 45 (già imprenditore reggino capo dell’omonima cosca) e dei suoi figli Antonino Fontana, Francesco Carmelo Fontana, Giuseppe Carmelo Fontana e Giandomenico Fontana, tutti attualmente reclusi per i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso e trasferimento fraudolento di valori aggravato dalle finalità mafiose.
    Il provvedimento rappresenta l’epilogo dell’articolata e capillare attività investigativa svolta dal Nucleo di Polizia Tributaria – Gico di Reggio Calabria, che ha permesso di accertare un’ingiustificata discordanza tra il reddito dichiarato e il patrimonio a disposizione, direttamente o indirettamente, di Giovanni Fontana e dei suoi familiari.
    A tal fine è stata estrapolata e acquisita copiosa documentazione – consistente in contratti di compravendita di beni immobili, di quote societarie, atti notarili, ecc. – necessaria a ricostruire ogni singola operazione economica effettuata dal predetto nucleo familiare. Il materiale così acquisito è stato oggetto, quindi, di circonstanziati approfondimenti tesi a ricostruire, con dovizia di particolari, tutte le movimentazioni finanziarie eseguite dalla famiglia Fontana, le quali, nel corso dell’ultimo trentennio (dal 1980 al 2011), hanno determinato un arricchimento decisamente anomalo, se rapportato alla lecita capacità reddituale dichiarata dai soggetti investigati.
    In tale contesto sono state, altresì, valorizzate le risultanze investigative delle operazioni “Olimpia” e “Athena” coordinate dalla locale Dda che hanno consentito di accertare la continuità tra il passato ed il presente della cosca Fontana e la sua operatività, con una posizione dominante di Giovanni Fontana.

    LA COSCA FONTANA NEGLI ANNI DELLA GUERRA DI MAFIA

    L’elevato spessore criminale di quest’ultimo è, tra l’altro, testimoniato dalla sua partecipazione, in seno alle consorterie della ‘ndrangheta reggina, a gruppi organizzati di stampo mafioso nonché dal suo ruolo e dalla sua militanza tra le fila del “gruppo separatista” che, per i gravi fatti di sangue commessi, ha sconvolto la città di Reggio Calabria negli anni 1985/1991 (la “seconda guerra di mafia”).
    Nello specifico, Fontana, dopo una prima fase della guerra di mafia, durata sino al gennaio ’88, nel corso della quale aveva rivestito la carica di uno dei capi dello “schieramento antidestefaniano”, era entrato in ombra per l’assunzione diretta della regia delle operazioni “belliche” da parte di Pasquale Condello cI. ’50, detto il “Supremo”, scarcerato nel gennaio ’88, continuando però a guidare l’omonimo raggruppamento criminale.
    Nella successiva fase della seconda guerra di mafia, invece, lo stesso avrebbe avuto un “ruolo superiore rispetto a quello di capo dell’omonima consorteria mafiosa ponendosi al vertice di una federazione tra le cosche Condello, Fontana, Rosmini, Inerti, Serraino (lo schieramento c.d. antidestefaniano) impegnate nella lotta per il predominio sulla città di Reggio Calabria”.
    Nel corso degli anni, inoltre, Giovanni Fontana, nonostante la carcerazione e la latitanza, è riuscito – avvalendosi dei figli e di altri soggetti insospettabili – a mantenere una posizione di rilievo all’interno del panorama delle cosche operanti nel territorio di Reggio Calabria che agiscono al fine di assicurarsi l’accaparramento delle risorse pubbliche e la percezione di profitti illeciti, anche mediante l’infiltrazione nel lucroso settore delle società miste, considerato dalla ‘ndrangheta uno dei settori più redditizi e, allo stesso tempo, indispensabile per attuare il pieno controllo mafioso delle attività economiche.

    IL CONTROLLO DELLA LEONIA E L’ATTIVITA’ DEI FONTANA

    Come emerso nell’operazione “Athena” la cosca Fontana è, infatti, riuscita ad assicurarsi il controllo di una delle società miste partecipate dal Comune di Reggio Calabria, la “LeoniaS.p.a.”, affidataria del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani, con la compiacente disponibilità di coloro che gestivano la società stessa.
    Più in generale, la cosca Fontana – grazie al “permesso” delle altre consorterie criminali della città – ha acquisito il controllo delle attività economiche legate al settore dello smaltimento dei rifiuti e della distribuzione di carburante nonché della raccolta delle somme necessarie per il pagamento delle tangenti da corrispondere alle altre cosche che – una volta resesi conto della rimuneratività di tali affari – hanno preteso la loro parte.
    Sulla base dei suddetti elementi e alla luce della ricostruzione economico-finanziaria svolta dai militari operanti, il Tribunale di Reggio Calabria ha qualificato le imprese confiscate come rientranti nel genus dell’“impresa mafiosa” in quanto, in relazione alle stesse, “sussistono plurimi e convergenti elementi di fatto che consentono di sostenere che le società, a prescindere dalla provenienza delle risorse genetiche, che tuttavia nel caso in esame deve escludersi, si siano progressivamente ampliate e siano cresciute fino a diventare la realtà economica fotografata nelle indagini solo grazie alla personale attività dei proposti che sono così riusciti ad ottenere la stipula di contratti e aggiudicazioni del tutto al di fuori delle libere logiche concorrenziali attraverso lo sfruttamento delle proprie conoscenze”.

    I PROVVEDIMENTI PRESI OGGI

    Conclusivamente il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria – in esecuzione dei pertinenti decreti emessi dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria – ha proceduto:
    ad applicare la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di p.s. a Giovanni Fontana cl. 45 per la durata di anni 5, al figlio Antonino per la durata di anni 4 e ai figli Francesco Carmelo, Giuseppe Carmelo e Giandomenico per la durata di anni 3;
    a sottoporre a confisca l’intero patrimonio aziendale di 5 imprese, di n. 11 fabbricati, di n. 20 terreni, di n. 43 automezzi nonché diversi rapporti finanziari nonché a sequestrare n. 3 fabbricati per un valore complessivo stimato in circa 27 milioni di euro.