La differenza tra l’autoritratto fotografico e il selfie? Nel primo caso l’autore si approccia al genere fotografico per condurre un’esplorazione del sé e della propria personalità, mentre la diffusa pratica del selfie punta alla condivisione con gli altri e pone l’attenzione sull’idea che gli altri hanno dell’autore. E’ uno degli spunti di riflessione emersi nel corso dell’affollato seminario tenuto sabato pomeriggio al Museo Marca “L’immagine del Sé: autoritratto fotografico”, curato da Serena Colonna, specializzata in Arti Visive e Nuovi Linguaggi Espressivi presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, e organizzato dall’associazione fotografica “Cromatica” di Catanzaro, con il patrocinio della Provincia di Catanzaro, della Fondazione Rocco Guglielmo e della Fiaf – Federazione Italiana Associazioni Fotografiche.
“È stato per noi motivo di orgoglio festeggiare il primo anno di vita dell’associazione fotografica Cromatica con questo seminario al Museo Marca che è stato messo a disposizione non solo degli associati, ma di tutta la città”, ha spiegato il presidente del sodalizio Saverio Russo. “Il nostro obiettivo – ha spiegato Russo – è infatti quello di condividere con gli altri una passione per la fotografia che va al di là del semplice scatto, e possiamo dire di avere raggiunto questo obiettivo visto il grande numero di persone che al termine dell’incontro ha voluto saperne di più sulle attività dell’associazione”.
Il Seminario “L’Immagine del Sé: Autoritratto Fotografico” ha avuto come scopo quello di far scoprire le potenzialità del mezzo fotografico come forma espressiva utile ad un percorso di indagine autobiografica, narrazione del proprio vissuto e manifestazione dell’Io nel mondo. Gli autoritratti fotografici infatti, oltre all’intrinseco valore artistico, sono occasioni uniche e interessanti per conoscere l’identità dell’artista come essere umano e il suo modo di percepire il suo ruolo nel mondo.
Nella prima sessione “Punti di vista, spunti di vita”, Serena Colonna ha descritto l’evoluzione dell’autoritrattistica, una delle più variegate ed affascinanti pratiche nell’ambito non solo della fotografia ma dell’arte nella sua totalità. Attraverso un excursus storico-artistico sviluppato per immagini, ha fatto notare come gli autoritratti siano stati particolarmente diffusi e popolari, partendo dalla fine del diciannovesimo secolo, in concomitanza con i progressi della tecnica e l’uso della fotografia come strumento di stato, percorrendo la prima metà del Novecento, durante gli anni Settanta e i primi anni Ottanta, in relazione alle teorie del postmodernismo sulle questioni di razza, genere e sessualità fino ad arrivare negli anni Novanta e Duemila, quando numerosi artisti e fotografi hanno rivolto la loro attenzione su se stessi per affrontare metaforicamente le questioni legate all’identità nazionale in un mondo sempre più globalizzato.
Nella seconda sessione “Autofocus”, la relatrice ha delineato i percorsi artistici e personali di fotografi e artisti che hanno ricercato una specificità identitaria ed un’affermazione del Sé mediante modalità differenziali del produrre autoritratti fotografici, avvalendosi del solo corpo (Hannah Villiger, Helmut Newton, Elina Brotherus, Robert Mapplethorpe, Claude Cahun, Francesca Woodman), del travestimento (Cindy Sherman, Dita Pepe, Yasumasa Morimura, Tomoko Sawada, Joan Fontcuberta, Slater Bradley), degli studi e album di famiglia (Gillian Wearing, Shokoufe Alidousti, Julie Pochron, Kelli Connell, Cristina Nunez, Chino Otsuka) e, infine, del video e della performance (Mattew Barney, Vanessa Beecroft, Tatsumi Orimoto, Nanna Saarhelo, Trish Morrissey).






