“Quello che è successo oggi non mina in alcun modo la fiducia che la Procura ha nelle forze dell’Ordine”. Il procuratore facente funzioni di Catanzaro, Giovanni Bombardieri, punta proprio su questo: nessuna crepa. Eppure dopo gli arresti di questa mattina e la scoperta del sistema di divulgazione di informazioni rivelate alla ‘ndrangheta da uomini dello Stato un po’ di amaro in bocca resta. Sono due i membri delle forze dell’ordine coinvolti nell’operazione che ha portato in manette due persone. Il primo finito agli arresti domiciliari, Vincenzo Ciciarello, e il secondo sul quale si indaga, il carabinieri in pensione Nino Perticari. I fatti risalgono al 2014. Ciciarello finisce in manette insieme a Enrico Francesco Costabile il tramite con le cosche. Era lui, secondo quanto ricostruito dagli uomini della Mobile e del reparto operativo ci Cosenza, l’uomo che riferiva a Maurizio Rango tutte le informazioni relative alle indagini condotte dalla Procura e dai due uffici. Microspie nelle auto, mandati di arresto, tutto arrivava all’orecchio del boss, oggi in carcere. E a svelare neutralizzandole, le idnagini sarebbero stati proprio loro insieme ad un dipendente della Polizia stradale, Fabrizio Bertelli, indagato.
Determinante per svelare il sistema, la collaborazione di 4 pentiti che hanno confermato i sospetti già acclarati degli inquirenti. Due di loro, infatti, avrebbero partecipato direttamente a conversazioni con Ciciarello e gli altri. Informazioni che, in alcuni casi, si sospetta abbiano portato alla latitanza di alcuni soggetti destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere.
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