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    Peppe Greco

    ‘Ndrangheta – Omicidio nel reggino, Peppe Greco: l’ex pentito di Calanna

    “Non voglio più collaborare con la giustizia, né avere il sistema di protezione”. Così Giuseppe Greco il boss 55enne di Calanna, ferito oggi in agguato  alle porte di Reggio Calabria, il 15 ottobre 2015 mette fine alla sua collaborazione con la Procura reggina. Non è più pentito. Una dichiarazione che ha lasciato sgomenti gli inquirenti, anche perché Greco, nome di primo piano della ‘ndrangheta aveva iniziato parlare da qualche anno.  Il boss, infatti, era sottoposto agli arresti domiciliari dopo la decisione di collaborare con la giustizia e dopo la condanna a 4 anni di carcere, inflitta nel processo di secondo grado scaturito dall’inchiesta “Meta” che ha messo in ginocchio il gotha della criminalità dello Stretto.

    Figlio di don Ciccio Greco, capo società del locale di Calanna, collegato ai Rugolino e agli Araniti, Peppe Grecodecise di “pentirsi” nel maggio del 2013 quando chiese di parlare con il pm antimafia Giuseppe Lombardo.

    Nell`informativa dell`inchiesta “Meta”, di Greco si parla come un “pluripregiudicato per guida senza patente, omicidio volontario in pregiudizio di un vigile urbano, truffa, furto, associazione per delinquere di tipo mafioso, lesioni personali, porto abusivo di coltello di genere vietato, rimpatrio con foglio di via obbligatorio”.

    Si parlava di lui già nel ’93

    E in una nota trasmessa alla Procura della Repubblica di Reggio, già nel 1993 i carabinieri scrivevano: “Trattasi di elemento che in pubblico gode scarsa stima e reputazione, facente parte della presunta omonima cosca mafiosa capeggiata dal proprio padre Francesco nato a Calanna l`1.1.1930, con precedenti penali per favoreggiamento, furto, apertura e sfruttamento abusivo di cava, nonché in atto sottoposto alla misura di prevenzione dell`avviso orale. Svolge l`attività di imprenditore edile, è questa la sua principale entrata di risorse finanziarie. Sebbene risulta ditta individuale, collabora attivamente con quella del padre ed in 22 gare di appalto erogate dal Comune di Calanna dal 1988 al 1991, otto sono state aggiudicate dalle due ditte di cui sei dall`interessato. Questo Comando in collaborazione con il Nucleo Operativo di Villa San Giovanni, aveva eseguito una serie di controlli amministrativi all`interno della sede comunale di Calanna per accertare eventuali infiltrazioni mafiose. Il Greco, mediante l`appoggio di pregiudicati facenti parte della cosca, tiene alto l`indice di paura tra la popolazione e nello stesso momento appoggia l`amministrazione attuale nelle elezioni comunali. Dal 1988, data delle ultime elezioni comunali, in Calanna si è avuta una escalation criminale, dall`incendio di auto all`esplosioni di colpi d`arma da fuoco, all`omicidio, fattori questi che hanno reso famosi i Greco e stretto in una morsa di paura la popolazione. Così facendo ha conquistato la partecipazione degli amministratori comunali e raggiunto il suo fine, cioè quello di poter lavorare tranquillamente nel Comune e di scoraggiare eventuali ditte non residenti, se non richieste dallo stesso per lavori tecnici che egli non potrebbe effettuare per la natura dei lavori stessi”.

    Il Figlio di “Ciccio”

    La prima volta che si parlò di “Ciccio” Greco fu negli anni ’50 con l’operazione “Marzano”, dal nome del questore di Reggio Calabria dell’epoca. In quell’occasione la Polizia “violò” un summit di ‘ndrangheta che, su imposizione del boss Mico Tripodo, anziché avere luogo a Polsi, in Aspromonte, fu convocato a “Ponte di Calanna”, a poca distanza dal luogo in cui é stato compiuto l’agguato della scorsa notte. Giuseppe Greco, sulle orme del padre, sin da giovanissimo si é costruito un solido ‘rispetto’ negli equilibri criminali reggini. Poco più che ventenne, aveva tentato di imporre la ‘mazzetta’ ad alcun locali notturni della Costa azzurra, in Francia, e di assumere il controllo di una bisca ‘clandestina’ gestita da elementi della ‘ndrangheta della Locride. Si presentò in quel locale affollatissimo, mitra in pugno, imponendo ai gestori di pagargli la protezione. Solo grazie alla mediazione del boss Paolo De Stefano, successivamente ucciso, amico del padre, l’episodio non provocò per lui conseguenze. Un altro episodio che consacrò ‘Peppe’ Greco fra gli emergenti della ‘ndrangheta avvenne a Gallico, nella periferia nord di Reggio Calabria. In un supermercato, durante un ‘ragionamento’ per comporre una lite scaturita per motivi di donne, l’imprenditore edile Domenico Falcomatà sparò alcuni colpi di pistola contro Greco ed un gruppetto di giovani che si trovavano con lui. In quell’occasione fu ucciso Filippo Grillà, titolare del supermercato, e Greco riuscì a scamparla. Successivamente tutta una serie di controlli e di operazioni di polizia e carabinieri fecero emergere la responsabilità di Giuseppe Greco nel condizionamento mazoso sulle Amministrazioni comunali di Calanna, Laganadi e Sant’Alessio in Aspromonte. Quindi, qualche anno fa, la decisione di pentirsi e di parlare con il pm Lombardo. Condannato per maza nel processo ‘Meta’, Greco decise poi di collaborare con la Dda di Reggio Calabria. Lunghe settimane di interrogatori davanti al pm Lombardo nel corso dei quali produsse verbali su verbali. In quel periodo Giuseppe Greco venne anche ricoverato in una casa di cura per malattie mentali, un problema che ha rischiato di pregiudicare la sua credibilità di collaboratore di giustizia.