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    ‘Ndrangheta – 23 fermi: colpiti i vertici di “potenti” cosche nel vibonese

    Nelle prime ore della mattinata odierna, nelle province di Vibo Valentia, Cosenza, Como, Monza, personale delle Squadre Mobili di Vibo Valentia e Catanzaro e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, Carabinieri del R.O.N.INV. di Vibo Valentia e della Compagnia di Tropea e militari del GICO della Guardia di Finanza di Catanzaro, nell’ambito di una operazione di P.G. convenzionalmente denominata “Costa Pulita”,  hanno dato esecuzione ad un provvedimento di fermo d’indiziato di delitto, emesso dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Catanzaro, nei confronti di 22 soggetti ritenuti responsabili, a diverso titolo, dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, detenzione e porto illegale di armi e sostanze esplodenti.

    L’operazione di P.G. è il risultato di autonome indagini svolte dalle Forze di Polizia, dirette dai Sostituti Procuratori Camillo Falvo e Pierpaolo Bruni e coordinate dal Procuratore della Repubblica ff di Catanzaro, Giovanni Bombardieri, convergenti su soggetti appartenenti alla criminalità organizzata vibonese.

    In particolare, le indagini, avviate nei primi mesi del 2013, hanno riguardato numerosi soggetti appartenenti, o comunque contigui, al potente clan mafioso MANCUSO, operante in tutto il territorio vibonese, ed alle consorterie collegate ACCORINTI, LA ROSA ed IL GRANDE, attive nei comuni del litorale tirrenico della provincia vibonese, colpendone vertici e sodali. L’indagine peraltro ha lambito contesti politici locali,  in particolare di passate Amministrazioni del Comune di Briatico e Parghelia.

    L’attività in questione ha consentito di individuare un pubblico esercizio, situato in Nicotera Marina (VV), abitualmente frequentato dal boss MANCUSO Pantaleone cl. 61 detto “Luni Scarpuni” ove questi, malgrado sottoposto in quel periodo al regime della sorveglianza speciale di P.S., pianificava una ampia gamma di attività delittuose, esercitando una pervasiva e soffocante azione di condizionamento dell’economia della zona costiera, comprendente rinomati luoghi d’interesse turistico, mediante l’incessante ricevimento, presso tale esercizio pubblico, di una vasta schiera di criminali a capo di altre, subordinate, articolazioni della consorteria mafiosa ed imprenditori che gli si rivolgevano per il classico pagamento del “pizzo” o, per converso, per concordare modi e tempi della conduzione di importanti affari che  la sua potente famiglia mafiosa finiva così per controllare. Monitorando, a mezzo di intercettazioni ambientali il locale, è stato, così possibile accertare, tra l’altro, la presenza della ‘ndrangheta dietro al business delle minicrociere con ciò confermando la pervasiva infiltrazione della criminalità organizzata in tutti i settori dell’economia legale; parallelamente è stata fatta piena luce su alcuni danneggiamenti compiuti in danno di esercenti e privati cittadini per assumere il controllo, in regime di monopolio, del trasporto marittimo “Tropea-Isole Eolie” e  di villaggi turistici della costa oltre che per convogliare lavori pubblici e privati verso ditte collegate al sodalizio.

    A margine di ciò è emersa, da un lato, l’intenzione del MANCUSO di eliminare fisicamente soggetti e gruppi antagonisti, percepiti come ostacoli all’affermazione del predominio criminale della cosca, dall’altro, il delinearsi di una strategia di rafforzamento della famiglia MANCUSO e di riavvicinamento dei vari appartenenti, che risultano essere referenti di altrettanti gruppi familiari, dediti a diverse attività delittuose, nelle proprie zone d’influenza, sotto l’egida della famiglia MANCUSO.

    Le indagini hanno infatti riguardato anche la cosca IL GRANDE, operante nel territorio di Parghelia (VV), prendendo origine dalla denuncia di una serie di danneggiamenti avvenuti nel 2009, presso un villaggio turistico del comune costiero del vibonese, a seguito della quale si è potuto riscontrare il particolare interesse della “famiglia” IL GRANDE per il controllo delle attività turistiche presenti sul territorio d’influenza, controllo attuato sia eseguendo lavori all’interno delle strutture ricettive, sia con l’imposizione della  propria massiccia presenza tra i dipendenti di diversi  villaggi.

    Inoltre la cosca IL GRANDE, con la complicità di dirigenti del comune di Parghelia, si accaparrava, durante il periodo 2009-2012, numerosi appalti pubblici rientranti nelle competenze di quell’Ente e pretendeva, senza alcun titolo, che le ditte aventi in appalto lavori in quel territorio versassero alla “famiglia” stessa una parte del ricavato.

    Altre significative risultanze sono state acquisite a carico di COLACE Nazzareno, ritenuto il referente di MANCUSO Pantaleone detto “SCARPUNI” per la zona del porto di Vibo Marina e della zona industriale di Porto Salvo.

    Proprio in quest’ ultimo sito il COLACE ha esercitato la propria forza intimidatrice nei confronti di almeno tre imprenditori; per fare desistere il primo dal proseguire un’attività economica che si poneva in concorrenza con quella di alcuni  membri della sua famiglia, minacciando il secondo di non fargli rilasciare le autorizzazioni amministrative necessarie all’avvio di una rilevante iniziativa economica, a meno che non avesse accettato la partecipazione sua e quella del capo cosca MANCUSO Pantaleone alla nascente attività e intervenendo su un terzo, titolare di una ditta di trasporti per farlo desistere dall’eseguire una commessa vantaggiosa al fine di farla eseguire da una ditta compiacente.

    Nel corso dell’attività, supportata da intercettazioni telefoniche, ambientali e video riprese, sono state sequestrate armi da fuoco e, nel 2014, sono stati tratti in arresto, in flagranza di reato, alcuni elementi di spicco delle locali cosche, in procinto di mettere in atto un attentato mediante l’utilizzo di un potente ordigno esplosivo.

    Durante le fasi dell’odierna operazione sono state, inoltre, eseguite numerose perquisizioni, disposte dall’A.G., anche nei confronti di soggetti diversi dai fermati, ma coinvolti dalle indagini, con specifico riferimento alle risultanze dell’accesso ai sensi del TUEL compiuto presso il Comune di Briatico, poi sciolto per mafia nel 2012; a riguardo dello stesso contesto sono stati documentati propositi di ritorsione, attuati, nel 2011, mediante lettera minatoria, contro un giornalista molto noto in provincia, autore di articoli sulla mala gestione del municipio briaticese.

    Sul fronte della sottrazione ai criminali dei patrimoni illegalmente accumulati, in esito a complesse ed articolate indagini di natura economico-patrimoniale, si è proceduto al sequestro di numerosi beni mobili, oltre 100 immobili, svariate quote societarie, rapporti bancari, nr. 2 villaggi turistici, attività economiche, tra cui tre compagnie di navigazione che assicurano i collegamenti con le Isole Eolie, tutti beni ritenuti direttamente o indirettamente riconducibili agli indagati, per un valore stimato in circa 70 milioni di euro.

    Tra i beni sequestrati anche nr. 3 motonavi utilizzate nel settore delle minicrociere alle Isole Eolie.

    Il controllo di tale affare da parte delle cosche è apparso rilevante al punto da impedire la costituzione di un consorzio per la gestione delle minicrociere con l’intervento di imprenditori partenopei onde evitare la divisione degli utili con terzi estranei.

    Sono state acquisite, nel corso delle investigazioni, emblematiche risultanze in base alle quali, anche solo l’ipotesi che i titolari di strutture ricettive potessero rivolgersi ad altri che alle compagnie di navigazione controllate dalle cosche, dava luogo a bellicosi propositi da parte dei boss, pronti a sottolineare che in casi del genere, peraltro dagli stessi ritenuti assai improbabili, al malaccorto imprenditore sarebbe piuttosto convenuto abbandonare il territorio per non incorrere nelle loro ire.

    In estrema sintesi, sul punto è emerso che le ‘ndrine avevano imposto il loro giogo nel settore sia nei confronti degli altri rappresentanti delle società di navigazione, sia nei confronti dei vari gestori delle strutture ricettive, di fatto spesso costretti ad indirizzare i propri clienti esclusivamente verso le società di navigazione controllate dalle organizzazioni mafiose.

    L’operazione odierna, frutto di complesse indagini che hanno richiesto lo sforzo congiunto di Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato e che ha visto impiegati quasi 200 operatori di polizia, oltre che mezzi aerei e navali, rappresenta un modello investigativo vincente oltre che una concreta risposta delle istituzioni alla pervasiva infiltrazione della criminalità nel tessuto economico e sociale.