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Quando la Calabria imparò a volare: breve storia del “Tito Minniti”

4 Marzo 2016
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 2 minuti
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Fine corsa per il Tito Minniti? A rischio la concessione trentennale dall’Enac

Il suo nome è legato a quello del tenente Tito Minniti. Calabrese di origine, il 26 dicembre 1935 assieme al suo compagno, il sergente Zannoni, partì dal campo di Gorrahei per una ricognizione su Dagahbur. Il loro apparecchio venne abbattuto e finì semi distrutto tra le linee nemiche. Feriti, i due dopo un inutile tentativo di difesa vennero accerchiati completamente e uccisi. I loro resti mortali furono fatti a pezzi e poi dispersi. Solo i loro nomi tornarono in patria. Da eroi. Per sempre legati alla terra d’Africa.

L’Aeroporto dello Stretto nasce attorno agli anni ’30 per esigenze militari, avendo una posizione centrale e quindi fondamentale all’interno dello scacchiere del Mediterraneo. In men che non si dica quel campo di agrumeti venne trasformato in una vera e propria pista capace di far decollare e atterrare da qualsiasi posizione la sua flotta aerea, compatibilmente con il vento che veniva dal mare.

La Regia Aeronautica annovera tra i suoi cieli l’ultima grande battaglia. Una pagina di storia dove i gagliardetti hanno i colori del destino beffardo. Uno scontro all’ultimo colpo di mitragliatore in cui trovarono la morte tre uomini, ignari che in quelle ultime ore in cui difendevano il suolo patrio, la resa era già cosa fatta. Fu nell’aprile del ’47 che il Tito Minniti prese infine le vesti di aeroporto civile. Venne così istituito il primo volo di linea che univa l’ultimo lembo di continente italiano alla capitale. Un collegamento quotidiano effettuato con un DC3 il cui arrivo era annunciato dal suono di una sirena. Un evento, certo, ma allo stesso tempo il segnale perché tutto a terra fosse pronto. Negli anni ’60 arrivarono anche i Fokker turboelica. Le piste assunsero le dimensioni tracciate dall’asfalto e dalle nuove attrezzature necessarie. Nel 1976 arrivò la tanto attesa piena titolarità al traffico.

Seguì l’era dei primi DC 9 e di una nuova destinazione: il Nord, Milano. Terra di emigranti. Anche se non a tutti accessibile, virtualmente casa era più vicina.

L’aeroporto reggino arrivò a contare i suoi primi 400mila passeggeri. Erano gli anni ’90 e arrivarono anche sullo Stretto i primi MD80 e i primi problemi. Fino ai giorni nostri, con sempre meno passeggeri e più guai…

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