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    L’allarme di De Raho: “Ci serve più personale e magistrati. Così non va!”

    “C’è qualcosa che non va!” ha detto il procuratore De Raho durante un’intervista a margine della conferenza stampa. Si riferisce alla mancanza di personale amministrativo in Tribunale e di magistrati. Troppo lavoro per troppo  poche persone. Si riferisce al fatto che un’impiegata a tempo determinato, assunta per tre mesi, presso l’ufficio Gip, avrebbe informato alcuni indagati dell’esistenza di un’inchiesta a loro carico. De Raho punta il dito contro la mancanza di personale. “Non c’è il personale amministrativo che dovrebbe dare aiuto e sostegno al giudice. Se quel personale ci fosse, noi non avremmo bisogno di fare convenzioni a tempo determinato con persone che non sappiamo nemmeno da dove provengono. E’ tutto un meccanismo che va rivisto, soprattutto in Calabria che deve essere vista come priorità. A Reggio Calabria abbiamo un Tribunale che manca almeno del 20% di magistrati e questo significa che tutte le richieste di misure cautelari che sono presso l’ufficio Gip restano ferme. Noi spesso operiamo con i fermi perchè altrimenti le nostre richieste si pongono in coda. sarebbe invece più utile per il territorio, ammonisce De Raho,  che i 50 giudici che compongono il Tribunale di Reggio Calabria fossero tutti presenti. Oggi ne sono presenti meno di 40, e 50 è già un numero insufficiente poichè corrisponde la numero di magistrati di Pavia, quasi che Reggio Calabria possa essere posta sullo stesso piano del tribunale di Pavia. Mi pare che c’è qualcosa che non va!”. E poi fa riferimento alla collusione della borghesia cittadina con la ‘ndrangheta:  “Il problema di Reggio Calabria è che esistono le generazioni di ndrangheta che oramai sono diventate avvocati, commercialisti, professionisti. Non è area grigia, ma aria nera intrisa di crimine. Sono le famiglie che  a distanza di 60 anni ancora comandano la città, solo che ora sono laureati e a contato con la borghesia che, vedendoli in giacca e cravatta, non lesina alcun contatto con loro, anzi collude sostanzialmente e condivide gli interessi”.

    Marina Malara