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    antonino canale

    Reggio, Omicidio Arcudi: condannato in Appello il cognato della vittima Antonino Canale

    La Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria, ha confermato la sentenza del Gup di Reggio Calabria che ha condannato Antonino Canale riconosciuto colpevole dell’omicidio della cognata Angela Arcudi e dei tentati omicidi nei confronti del fratello Salvatore e dei suoi figli Natale e Demetrio. Canale era stato condannato, in seguito a giudizio abbreviato, alla pena di anni 20 di reclusione, oltre al risarcimento del danno determinato in via provvisionale per ciascuna delle costituite parti civili. In appello si era aperto uno spiraglio per Antonino Canale quando la Corte aveva disposto la perizia psichiatrica sulla sua persona diretta ad accertare l’eventuale stato di incapacità in cui versava al momento del fatto e la sua pericolosità sociale. Il perito aveva concluso ritenendo l’imputato capace di intendere e volere sia pure soggetto al momento dei fatti ad un forte  stato emotivo. All’udienza fissata per la discussione, la Procura Generale rappresentata dal Domenico Galletta e le parti civili rappresentate da Anna M. Grazia Iaria, hanno discusso chiedendo la conferma della sentenza resa dal primo Giudice, mentre la difesa rappresentata da Antonino Priolo, così come già avanzato con i motivi di appello, ne chiedeva la riforma.

    I fatti

    Il 20 luglio 2013 Antonino Canale imbracciava  ben due fucili nella stradina posta accanto al Bar Villa Arangea, ove si trovava il fabbricato in cui viveva la sua famiglia e quella del fratello. L’antefatto dissidi familiari e la circostanza che alcuni giorni prima la macchina del nipote Natale era stata bruciata. Il pretesto dunque lo spostamento di un’altra macchina in uso al nipote posta vicino alle finestre dell’immobile abitato dal Antonino Canale. Scontro verbale con i parenti in particolare con il fratello che faceva scattare la furia omicida. Il Canale si armava, essendo cacciatore esperto, e iniziava a sparare cagionando così la morte della cognata, attinta al collo e al petto e provocando lesioni gravissime agli altri comparenti.