di Grazia Candido – “Non si uccide in nome di Dio” è il progetto promosso dall’Amministrazione provinciale in collaborazione con il Consiglio d’Europa e l’associazione “Ikona” e presentato questa mattina nella Biblioteca di Palazzo “Alvaro”. A sciorinare i dettagli del progetto e la mostra di dipinti sacri dell’Associazione “Legno e sacro” esposta alla Provincia sino al prossimo venerdì, il presidente del Consiglio Antonio Eroi, il vicesindaco di Palmi Giuseppe Saletta, il presidente dell’Ikona Ana Maria Petrea, Demetrio Barreca dell’Associazione “Attiva” e il vice presidente dell’associazione culturale di promozione del territorio della Calabria “Rizes” Marina Neri che ha ricordato in occasione della Giornata della Memoria, istituita per non dimenticare la tragedia della Shoah, “la visita al campo di internamento di Ferramonti di Tarsia, lo scorso 31 gennaio, un itinerario che si addentra nelle miserie e negli eroismi dell’animo umano”.
“E’ un progetto complesso che porteremo a Strasburgo e sarà realizzato da una regista cubana – spiega il presidente Eroi, autore della sinossi del docufilm che vuole ricordare i tanti cristiani e non, uccisi per colpa di guerre religiose – La nostra vita dopo Parigi è cambiata, come cambia sempre dopo ogni attentato e con questo progetto che racconta una storia d’amore che abbraccia idealmente l’America all’Europa, proveremo a superare l’odio e il pregiudizio malsano diffuso nella nostra società. Cerchiamo di dare una lezione di fratellanza e solidarietà perché i ponti non basta gettarli, ci vuole il coraggio di percorrerli interamente senza cedere alla paura e alla violenza”. Sulla stessa lunghezza d’onda il vice sindaco Saletta che ricorda la seconda fase del progetto che vedrà “la Casa della cultura di Palmi e altre location del Comune mete prescelte per ospitare diversi esperimenti religiosi ma anche workshop itineranti. Dimostreremo che la diversità religiosa è una ricchezza mentre l’uccisione è semplicemente la scusa di interessi economici”.
“E’ necessario quindi trovare un modo per non colpevolizzare nessuno e per gettare nuove basi di civile convivenza tra i popoli educando i nostri giovani alla tolleranza e soprattutto, spiegando la storia che purtroppo, ciclicamente si ripete – conclude Barreca – Dio non può chiedere a nessuno di uccidere, di nessuna confessione egli sia. Ma gli uomini possono riporre la loro fede cieca e miscredente nella violenza, chiamando religione la propria follia. E noi con questo progetto proveremo a far capire che la verità religiosa e la fede personale sono due cose diverse”.





