Oscillano dai 4 anni ai 2 anni e 8 mesi di carcere le condanne richieste dal pm reggino Sara Amerio per le persone coinvolte nell’inchiesta “Gambling” che hanno scelto di essere giudicate in abbreviato. Al gup Massimo Minniti l’accusa ha invocato 4 anni e 4 mesi di reclusione per Luca Adornato e Marco Postorino. È invece di 2 anni e 8 mesi di carcere la pena richiesta per Caterina Marcianò, Marco Mollica, Carmela Quattrone, Fortunato Salvatore Quattrone, Pasquale Scappatura, Domenico Tegano e Mariano Tegano. Nelle scorse settimane, infatti, la Dda di Reggio Calabria aveva notificato a 23 persone un avviso di conclusione delle indagini preliminari, contestando reati aggravati dalle modalità mafiose. Nello specifico la nuova contestazione aggravata era stata mossa nei confronti di Caterina Marcianò, Silvio Baione, Fortunato Salvatore Quattrone, Pasquale Scappatura, Marco Mollica, Sasha Ubaldo Ruggeri, Cosimo William Apice, Giancarlo Apice, Francesco Carmelo Dattola, Francesco Sergi, Gaetano Cipolla, Giovanni Cipolla e Francesco Ollio. Queste persone sono accusate dalla Dda perchè “ si associavano fra loro con lo scopo di commettere una pluralità di delitti connessi alla gestione illecita di imprese- in parte attive in Italia, in parte stanziate all’estero- dedite all’utilizzo di piattaforme online, finalizzate all’offerta, al pubblico di prodotti per esercitare il gioco e le scommesse, tramite licenze concessioni rilasciate all’estero, aggirando la normativa nazionale di settore, quella fiscale e quella anti-riciclaggio, nonché all’apertura e gestione- diretta e indiretta- di sale giochi e scommesse per l’intermediazione illecita con i clienti, tramite la raccolta di giocate in contanti e anonime e pagamento con pari modalità. E così attraverso la stabile organizzazione sul territorio nazionale della rete commerciale predetta, consumavano reiterati reati di esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse per il gioco, garantendo i contatti tra i titolari di Pdc, Ced e Ctd, il master calabrese e i vertici maltesi”. I fatti contestati infatti, sarebbero stati commessi nel 2013 e nel 2014 a Reggio Calabria e all’estero, fra cui Malta. Agli inizi di novembre infatti il presunto esponente della cosca Tegano,Mario Gennaro, che avrebbe messo in piedi per conto della ‘ndrangheta reggina un’organizzazione criminale, la quale si è servita di società estere di diritto maltese per esercitare abusivamente l’attività di gioco e delle scommesse in Italia, ha scelto di collaborare con la giustizia. Nelle oltre mille e 700 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip Karin Catalano, il nome di Gennaro è ovunque. Per l’accusa è lui a reggere le redini del sodalizio. «Dietro Mario Gennaro, scriveva il gip, c’è la ‘ndrangheta; la ‘ndrangheta che lo ha prima allevato, poi scelto ed elevato, in ragione delle caratteristiche personali e del suo profilo criminale di tutto rispetto, a referente e vertice dell’articolazione operativa dedita all’infiltrazione del mercato dei giochi e scommesse a distanza e della rete commerciale che fa capo all’ organizzazione». E adesso quindi ci sarebbero ancora una volta le ‘ndrine dietro l’agire di molti indagati. Adesso inizieranno le arringhe dei difensori e la sentenza del gup Minniti è attesa a breve. Angela Panzera





