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    Il cuore di Nicholas Green nel mio petto da 21 anni

    Si chiama Andrea, ha 36 anni e un lavoro in un call center. Ma quando 21 anni fa ricevette il cuore di Nicholas Green i medici non vedevano speranze per lui. “Oggi vivo una vita normale grazie a Nicholas”, racconta all’ANSA in esclusiva.

    “Nel 1994 Andrea aveva 15 anni ma ne dimostrava molti meno a causa di una cardiopatia congenita dovuta all’assenza di un ventricolo. In particolare questo provocava una mancata crescita e difese immunitarie bassissime, perché disperdeva proteine e immunoglobuline. Per questo necessitava di continue trasfusioni”, spiega Francesco Parisi, direttore dell’Unità di chirurgia toracica dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, dove il delicato trapianto venne realizzato il 2 ottobre del 1994. Nell’ottobre 1994 però la sua vita cambiò. “Come tutti gli italiani, avevo sentito al telegiornale la notizia della morte di Nicholas e della decisione di donarne gli organi”, ricorda Andrea. “Andavo all’ospedale un giorno sì e uno no, e avevo fatto tantissimi interventi, ma mi avevano detto che il mio cuore non reggeva più. Quando seppi della decisione della famiglia Green, sperai di poter essere io il destinatario di quel cuore”. La conferma la ebbe 24 ore dopo dai medici: “la gioia di aver una prospettiva di vita si mischiava alla paura dell’intervento”, racconta. Ma non c’era altra scelta.

    I cuori trapiantati, sottolinea Adriano Carotti, responsabile della Cardiochirurgia del Bambino Gesù e all’epoca nell’equipe che realizzò il trapianto, “possono impiegare fino a un’ora per riprendere a battere, quello di Nicholas, dopo solo un minuto inizio a pulsare, sotto i nostri occhi stupiti”. Al risveglio dopo l’operazione, ricorda Andrea, “la prima sensazione è stata di sentire dentro di me un cuore che batteva, sono passato da 80 a 160 battiti cardiaci al minuto, un’accelerazione che all’inizio mi mise paura”. Dopo un lungo decorso post-operatorio, conclude il professor Parisi, che tuttora ha in cura Andrea, “sta bene e può fare la maggior parte delle cose che fanno i ragazzi della sua età”.