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Reggio – “Epilogo”, la Procura Generale chiede conferma condanne per la cosca Serraino

8 Gennaio 2016
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 2 minuti
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Reggio, si è spento l’Avvocato Michele Priolo. Camera ardente in Tribunale

«Confermare tutte le condanne inferte in primo grado». Lo ha richiesto alla Corte d’Appello di Reggio Calabria, Campagna presiedente con a latere Bandiera e Giacobello, il sostituto procuratore generale Giuseppe Adornato nei confronti degli imputati del troncone ordinario del processo “Epilogo” che ha disarticolato la cosca Serraino, egemone nei quartieri di San sperato, parte di Modena e Cardeto,fino alle pendici dell’Aspromonte. Nel novembre del 2013 il Tribunale reggino, presieduto da Silvana Grasso, condannò tutti gli imputati, comminando pene per oltre 100 anni di carcere e avvalorando l’impianto accusatorio portato avanti dal sostituto procuratore della Dda, Giuseppe Lombardo. Nello specifico Alessandro Serraino – figlio del defunto boss Domenico Serraino – considerato il capo della cosca, fu condannato a 18 anni di reclusione, Demetrio Serraino a 16 anni di reclusione, Francesco Tomasello e Antonino Alati a 15 anni mentre Giovanni Siclari a 13 anni di carcere. il Collegio condannòi anche i due imputati che avrebbero rappresentato il vertice delle giovani leve dei Serraino ossia Fabio Giardiniere, cognato di Alessandro Serraino, e Maurizio Cortese.A Giardiniere il Tribunale comminò 26 anni di detenzione mentre a Cortese furono inflitti 23 anni e 8 mesi anni di reclusione. Tutte queste condanne adesso per la Procura Generale vanno interamente comminate all’esito del processo di secondo grado. Adesso il processo è stato aggiornato al 4 marzo quando inizieranno le arringhe dei difensori. Il procedimento “Epilogo” scaturisce da un’operazione dei Carabinieri del settembre 2010,quando i militari dell’Arma andarono a colpire uno dei casati storici della ‘ndrangheta reggina. Le indagini dei Carabinieri hanno dimostrato la capacità della cosca di infiltrarsi in gran parte delle attività economiche della zona, tramite richieste estorsive nei confronti di commercianti o piccoli imprenditori, ma anche con il diretto controllo delle aziende. A sostegno dell’accusa vi furono molteplici dichiarazioni dei collaboratori di giustizia fra cui Nino Lo Giudice, Consolato Villani, Roberto Moio e Vittorio Fregona. Il sette novembre scorso poi, la Corte di Cassazione ha confermato le condanne rimediate dagli imputati del troncone abbreviato. La Suprema Corte infatti, ha rigettato tutti i ricorsi e ha confermato in toto quanto stabilito il 29 maggio dello scorso ano dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria. Il Collegio presieduto da Iside Russo condannò tutti e dodici gli imputati ritenuti responsabili a vario titolo di associazione mafiosa, danneggiamento e altri gravi reati. Nel dettaglio i giudici di secondo grado hanno inflitto a Francesco Russo, classe 1973, la pena di 12 anni e 8 mesi di carcere; in primo grado era stato condannato a 12 anni, ma i giudici hanno ritenuto la continuazione con un’altra sentenza, ossia quella relativa al processo “Mare e monti” in cui aveva avuto 3 anni di reclusione. Condannato a 9 anni e 8 mesi Antonino Barbaro; 8 anni e 8 mesi di carcere sono stati invece inflitti a Nicola Pitasi ed Ivan Valentino Nava; condanna a 7 anni e 10 mesi di reclusione ciascuno per Domenico Caccamo e Francesco Sgrò; 7 anni e 8 mesi sono stati disposti per Antonino Pirrello, mentre 7 anni e 4 mesi di reclusione ciascuno sono stati inflitti a Francesco Russo, classe 1963, Giovanni Morabito, Sebastiano Pitasi e Domenico Russo. Infine, fu condannato a 2 anni e 6 mesi di carcere Felice Lavena.

Angela Panzera

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