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    Palmi (RC) – Tentato omicidio avvocato Nizzari, assolto anche in Appello Chiappalone

    Assolto anche in secondo grado il barbiere Paolo Chiappalone. Lo ha deciso ieri la Corte d’Assise d’Appello, presieduta da Roberto Lucisano, che ha confermato l’assoluzione nei confronti dell’imputato, difeso dagli avvocati Guido Contestabile e Girolamo Curti. Chiappalone era accusato del tentato omicidio dell’avvocato Francesco Nizzari, tentativo nel corso del quale è morto per errore il 33enne Martino Luverà, finito tragicamente sulla traiettoria di tiro del fucile impugnato per gli inquirenti dall’imputato. Il 26 ottobre scorso il sostituto procuratore generale, Alberto Cianfarini, aveva invocato una durissima condanna a 30 anni di carcere, ma la Corte oltre a sposare l’assunto difensivo ha ritenuto confermare quanto deciso dalla Corte d’Assise di Palmi che già all’esito del dibattimento aveva assolto l’imputato. Tra le accuse, mosse all’epoca dalla Procura della Repubblica di Palmi Paolo Chiappolone, c’è anche il porto e detenzione di arma da fuoco (fucile calibro 12 caricato a pallettoni) in luogo pubblico senza giustificato motivo e le minacce che l’uomo avrebbe rivolto nei confronti di un dentista di Palmi, nel cui studio lavorava la compagna del Chiappalone, che nel frattempo aveva avviato le pratiche di separazione assistita proprio dall’avvocato Nizzari. Compagna che, secondo la ricostruzione d’accusa, avrebbe dovuto essere licenziata dal professionista per evitare conseguenze alla sua persona. Il barbiere finì in manette il 26 ottobre del 2012. Nel luglio dello scorso anno invece, l’Assise presieduta dal giudice Silvia Capone lo ha assolto per non aver commesso il fatto. Secondo le indagini profuse dalla Procura di Palmi, quel 13 novembre del 2010, Martino Luverà, operaio 33enne originario di San Martino di Taurianova, ma da tempo residente in provincia di Imperia, andò incontro all’appuntamento con la morte. Stava rincasando nell’abitazione di alcuni parenti presso i quali stava trascorrendo un periodo di vacanza. Quella stessa sera, secondo l’ipotesi accusatoria, Paolo Chiappalone, stava invece per portare a compimento i suoi propositi punitivi nei confronti dell’avvocato Nizzari, reo di seguire per la moglie la causa di separazione. Secondo gli inquirenti, Luverà avrebbe trovato la morte poiché si trovava sulla linea di fuoco, a circa 20 metri di distanza dal Nizzari, che era il reale obiettivo dell’agguato consumatosi in via Antonino Fondacaro. Luverà sarebbe morto quindi solo per uno sfortunatissimo caso. Francesco Nizzari, gravemente ferito, finì ricoverato in prognosi riservata per diverso tempo anche fuori regione, prima di poter riprendere, seppur con i segni di quel tragico giorno, la sua attività professionale. Per Martino Luverà non ci fu nulla da fare, colpito da due pallettoni, uno dei quali gli perforò la cassa toracica con gravi conseguenze al cuore ed a un polmone, morì in poco tempo per arresto cardiocircolatorio. Ieri però per i giudici di Piazza Castello Paolo Chiappalone non è responsabile di questi fatti di sangue.

    Angela Panzera