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‘Ndrangheta – Omicidio Di Leo: Fortuna incastrato dal dna, passeggiava tranquillamente in strada

13 Gennaio 2016
in CITTA, Vibo Valentia
Tempo di lettura: 2 minuti
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di Clara Varano – Francesco Salvatore Fortuna è stato arrestato in strada, ieri sera, mentre passeggiava tranquillamente, per l’omicidio irrisolto di Domenico Di Leo, ucciso pare per dissidi nella cosca Bonavota a cui entrambi sarebbero stati legati, crivellato da numerosi colpi di kalashnikov, pistola e fucile nel 2004. Dodici anni quasi sono trascorsi da quei fatti di sangue che oggi, almeno in parte, hanno trovato la verità. Eppure lui, dalle indiscrezioni trapelate, sembra essere tranquillo davanti alle accuse e non pare intenzionato a confessare.

A Fortuna non si è arrivati certo per caso. il suo arresto è stato frutto di un’attività investigativa mai conclusa dal 2004 ad oggi. Sulla scena del crimine gli investigatori allora trovarono, oltre alle armi, anche 4 guanti usa e getta che furono repertati e inviati al Ris di Messina che fin da allora riuscì ad isolare il dna presente tra le pieghe del lattice. Quel dna oggi è stato utile per il confronto con l’indiziato ed ha una corrispondenza del 100%. Per la scienza, dunque, Fortuna era in quel luogo ed ha indossato quei guanti in lattice. Certo, non era solo e su questo continuano le indagini, ma anche il pentito Raffaele Moscato, recentemente entrato a far parte della schiera dei collaboratori, lo descrive come il killer dei Bonavota, spietato e scrupoloso “l’ho visto io stesso – dice Moscato – raccogliere i mozziconi di sigaretta lasciati vicino ai luoghi dei delitti”.

Oggi, però, la sua presunta meticolosa precisione criminale, non lo avrebbe salvato.

Ma cosa ha spinto gli inquirenti a chiedere il confronto? Semplice, le tanto utili intercettazioni telefoniche che i carabinieri di Vibo Valentia, hanno raccolto in merito ad un altro reato, quello dell’estorsione alla cooperativa “Talita Tum”, la cooperativa di religiosi che nel 2011 fu destinataria di minacce non troppo velate: il taglio di ben 1000 alberi di ulivo. Anche il vescovo all’epoca restò indignato tanto da definire il gesto “un’offesa a Dio ed agli uomini”.

Da lì. ascoltando quotidianamente i Bonavota ed i loro presunti gregari è venuto fuori il caso Di Leo ed il riferimento a Fortuna. C’è addirittura una intercettazione in cui il suocero di Di Leo, Antonio Bonavota, dice: “Se uno deve morire a un certo punto deve morire”, decretando la morte di Di Leo che ha lasciato sua figlia sola con dei bambini piccoli.

Tags: 'ndraghetaBonavotaDi LeodnaFortunaomicidiorisscientifica
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