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Inchiesta “Reale 6” – Sceglie l’abbreviato l’ex consigliere regionale Santi Zappalà

18 Gennaio 2016
in CITTA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 2 minuti
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santi zappalà

Ha scelto di essere giudicato in abbreviato Santi Zappalà, l’ex consigliere regionale coinvolto nell’inchiesta “Reale 6” in quanto accusato di aver pagato pacchetti di voti ai clan per ottenere l’elezione in seno a Palazzo Campanella nella tornata elettorale del 2010. Questa mattina  si è svolta l’udienza preliminare e insieme all’ex politico del Pdl, assistito dai legali Domenico e Andrea Alvaro, hanno optato per farsi giudicare con il rito abbreviato- che in caso di condanna prevede uno sconto di un terzo sulla pena- Giuseppe Mesiani Mazzacuva, Vincenzo Pesce, Domenico Arena e Antonio Pelle, classe 1986. L’duienza per loro è stato aggiornata al 17 marzo quando si registrerà la requisitoria dei pm antimafia Antonio De Bernardo e Francesco Tedesco. Il 25 gennaio invece,  prosegue l’udienza preliminare per Sebastiano Giorgi,l’ex sindaco di San Luca, ma anche alcuni esponenti della famiglia Pelle ossia Giuseppe e Sebastiano Pelle nonché Francesco Strangio. Secondo l’Antimafia reggina Zappalà si candidò con il “Popolo delle libertà” e ottenne un importante successo nell’urna. Le successive indagini, però, portarono a scoprire come lo stesso si fosse recato a casa del boss Giuseppe Pelle per chiedere il sostegno elettorale. Dapprima nei confronti di Zappalà fu mossa l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, per poi essere derubricata in corruzione elettorale. Secondo quest’ultimo filone d’inchiesta, Zappalà avrebbe promesso, in cambio di voti, una somma di 400mila euro. Nel particolare, parte di tale somma, circa 100mila euro, sarebbe stata versata alla cosca Pelle “Gambazza” tramite l’emissione di dieci assegni circolari dell’importo di 10mila euro ciascuno, mentre gli altri 300mila euro sarebbero stati versati per un importo di 200mila euro alla cosca Pesce di Rosarno (con referenti Vincenzo Pesce e Domenico Arena), per un importo di 100 mila euro alla cosca Strangio di San Luca (con referente Francesco Strangio e con l’intermediazione dell’ex sindaco Sebastiano Giorgi). Com’è emerso nell’indagine, coordinata anche dal pm Giovanni Musarò ora in forza alla Procura romana,  ci fu un incontro il 12 marzo 2010 ad Arangea, zona sud di Reggio Calabria, al quale presero parte, oltre Mesiani Mazzacuva, anche Zappalà e gli esponenti della famiglia Pelle. Fu proprio Mesiani Mazzacuva a negoziare direttamente con l’ex consigliere regionale il pacchetto dei voti con la cosca di San Luca.Situazione diversa, invece, per quanto concerne lo scambio con la cosca Pesce. Qui ad entrare in scena è anche l’ex sindaco di San Luca. Secondo l’accusa Vincenzo Pesce e Domenico Arena sarebbero stati i referenti del clan di Rosarno, mentre Francesco Strangio avrebbe rivestito il ruolo di referente dell’omonimo clan di San Luca. L’ex sindaco Sebastiano Strangio sarebbe invece stato l’intermediario «anche in ragione del suolo ruolo politico», scriveva la Dda  nell’avviso di conclusione indagine. Il sei luglio scorso poi la Corte d’Appello reggino ha condannato Zappalà a 2 anni e 8 mesi di carcere per il primo filone dell’inchiesta “Reale”.  «È di tutta evidenza che il candidato Zappalà, invocando l’appoggio elettorale del boss, in cambio di precise promesse, non intende acquisire il voto di un singolo soggetto, ma mira chiaramente a ottenere una “straordinaria” affermazione elettorale(..) ossia a “conquistare” la zona ionica che il Pelle gli conferma essere sotto il suo controllo, inserendosi la sua condotta in un contesto illecito le cui radici affondano nel clima di intimidazione che è l’effetto della pervasività della cosca nel suo tessuto sociale». Sono queste le parole durissime scritte nelle motivazioni dell’appello bis dell’inchiesta messa a segno dall’Antimafia. Angela Panzera

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