Assolti perché il fatto non sussiste. La Corte d’Appello di Reggio Calabria, Gaeta presidente con a latere Bandiera e Costabile a latere, ha ribaltato la sentenza di primo grado del processo abbreviato scaturito dall’inchiesta “Metropolis. Assolti dall’accusa di intestazione fittizia di beni, aggravata dall’agevolazione mafiosa, Daniele Scipione, difeso dai legali Francesco Albanese e Maurizio Punturieri, e Giuseppe Carozza, difeso da Rocco Guttà e Maria Tripodi. I due furono condannati nel luglio dello scorso anno, dal gup Carlo Indellicati, rispettivamente a 4 anni e a 2 anni e 6 mesi di carcere. Carrozza e Scipione, che ieri è stato scarcerato, erano stati gli unici ad optare in sede di udienza preliminare, per essere giudicati con la formula del rito abbreviato. Il gup infatti, il 30 gennaio dello scorso anno rinviò a giudizio 24 persone, per cui il processo è in corso di svolgimento dinnanzi al Tribunale di Locri, e invece per tre persone dispose il proscioglimento ossia per Nicola Rocco Aquino, Domenico Aquino e Francesco Strangio. “Metropolis” è l’indagine della Dda reggina che avrebbe disarticolato un’associazione internazionale attiva nel settore dell’edilizia per la realizzazione e lo sfruttamento di impianti turistici. L’operazione, condotta nel marzo del 2013 dallo Scico, dal Nucleo di polizia tributaria di Reggio Calabria e dal Gruppo di Locri sotto la direzione del procuratore aggiunto della Dda reggina Nicola Gratteri e del pm Paolo Sirleo, era culminata con oltre 20 arresti e il sequestro di beni per 450 milioni di euro. Secondo gli inquirenti le cosche Morabito e Aquino dal 2005 ad oggi si sarebbero assicurate la gestione, il controllo e la realizzazione di decine di importanti e noti complessi immobiliari turistico-residenziali, ubicati nelle più belle aree balneari calabresi. Un business che le `ndrine si sarebbero divise in maniera salomonica: da Reggio a Siderno comanderebbero i Morabito, da lì fino a Catanzaro, era tutto in mano agli Aquino. E sono numeri da capogiro quelli del business che secondo l`accusa sarebbe stato messo in piedi dai due clan: 17 villaggi turistici, 1343 unità immobiliari, 12 società, tutti beni di un valore pari a 450 milioni di euro finiti poi sotto sequestro. A mettere gli inquirenti sulle tracce del business milionario che le famiglie Aquino e Morabito avevano messo in piedi è stato un controllo occasionale su un’auto proveniente dall’Albania effettuato da due finanzieri di Bari. A bordo non solo c’erano quattro persone di San Luca, ma soprattutto le planimetrie del complesso turistico-alberghiero “Gioiello del mare” – finito sotto sequestro perché totalmente abusivo – riconducibile alla “Metropolis 2007 srl”, una delle presunte società della galassia dei clan. Un particolare che ha acceso l’interesse investigativo degli inquirenti che per anni hanno battuto la pista dell’edilizia turistica e residenziale fino a scoprire la presunta rete tessuta attorno a sé da Rocco Morabito, figlio del boss Peppe Tiradritto. Ma per l’Appello Scipione, genero di Rocco Morabito, e il nipote Carrozza, non erano le teste di legno del clan. Angela Panzera






